b, 11 aprile 2003
Tags : Thomas Quasthoff
QUASTHOFF Thomas. Nato a Hildesheim (Germania) il 9 novembre 1959. Baritono. Ha ricevuto il primo, grande riconoscimento nell’88, al concorso ARD di Monaco
QUASTHOFF Thomas. Nato a Hildesheim (Germania) il 9 novembre 1959. Baritono. Ha ricevuto il primo, grande riconoscimento nell’88, al concorso ARD di Monaco. Da allora ha preso il via la sua strepitosa carriera internazionale, scandita da collaborazioni con i massimi direttori, tra cui Abbado e Christian Thielemann. Artista esclusivo della Deutsche Grammophon, ha al suo attivo vari dischi e un numero enorme di premi (un Grammy nel ´99), e vanta un repertorio molto ampio di Lieder, oratori e arie d’opera. «E’ un baritono diverso dagli altri. Non solo per la voce eccezionale: scura, calda, generosa. Non solo per la sensibilità profonda che trasmette quando canta, intensa e grave, come una malìa. Ma perché ha conquistato il successo internazionale a dispetto dei suoi handicap fisici gravissimi: ha la statura di un bambino, ed è in pratica senza braccia.
Eppure è conteso dai migliori direttori e dalle più formidabili orchestre, cantando Schubert e Beethoven, Brahms e Schumann, Bach e Verdi, Wagner e Richard Strauss. [...] Ho cominciato a studiare musica da bambino. I miei genitori volevano che i loro figli, oltre alla scuola, s´impegnassero in un’attività in modo continuativo e serio. A mio fratello fecero fare calcio e ping pong, a me canto. Nell’84 feci il primo concorso, e quattro anni dopo, a Monaco, vinsi un premio importante. Da allora non ho mai fatto un concorso senza vincerlo. Oggi canto in tutto il mondo, e sono docente di canto nell’Università tedesca di Detmold. Tra poco dovrei trasferirmi ad insegnare a Berlino. Abito ad Hannover, dove ho comprato una casa meravigliosa, e vivo della mia felice e totale adesione alla musica [...] Io sono un cantante a cui è accaduto di essere un disabile, non un disabile a cui capita di cantare. Nel business musicale ci sono persone con handicap come David Helfgott (il pianista di Shine, n.d.r.) e Andrea Bocelli, che sono stati spinti nel mondo della musica classica senza appartenervi. Io no. Io ho una formazione solida, e ho cominciato a lavorare presto e bene. Se avessi capito di non essere abbastanza bravo da diventare un cantante del livello che ho raggiunto, avrei smesso subito. Insomma, sono abbastanza bravo da essere giudicato come artista e basta. Nessuna parla più dell’handicap di Itzhak Perlman o di Stevie Wonder. La stazza di Jessye Norman non è normale, ma nessuno pensa sia il caso di discuterne o compatirla. Non sono un pop singer non vedente spinto in un mondo che non è il suo. A me il pietismo non interessa. Sono un musicista che sa quello che fa [...] Non penso mai se posso fungere da buon esempio per qualcuno. Il mio messaggio è la mia musica, non la mia vita. Queste due cose in me non si possono separare. Il mio messaggio è quello dei grandi compositori che interpreto”» (Leonetta Bentivoglio, ”la Repubblica” 11/4/2003).