11 aprile 2003
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Burruni Salvatore
• . Nato ad Alghero l’11 aprile 1933, morto a Santa Maria La Palma (Alghero) il 30 marzo 2003. Pugile. Oro ai Giochi del Mediterraneo ’55, disputò l’Olimpiade di Melbourne. Passò pro nel ’57 ed ebbe un unico maestro, Franco Mulas. Due i procuratori: prima Klaus e poi Branchini. Nel ’58 conquistò il Tricolore dei mosca, nel ’61 l’Europeo (contro Luukkonen) che conservò fino al ’64. Il 23 aprile 1965 batté a Roma Kingpetch e conquistò l’iride, che Mc Gowan gli strappò il 14 giugno 1966. Passò allora tra i gallo e nel gennaio del 1968 divenne campione europeo. Si ritirò da detentore nel 1969. Record: 99 (32 ko)-9-1. « stato il piccolo grande uomo del pugilato italiano. 159 centimetri di statura, peso mosca, nella storia dei pugni è stato il quinto italiano a conquistare un titolo mondiale, che all’epoca valeva molto di più, perché le categorie erano soltanto undici e il detentore era unico. Steve Klaus, il leggendario allenatore che ha guidato le sue prime stagioni professionistiche, diceva di lui: ” un fenomeno. Di pugili così ne ho conosciuti pochi”. E Umberto Branchini, il manager che nel ’61 ereditò da Klaus la procura di ”Tore”, riferiva di non essersi mai imbattuto in un pugile tanto sereno. Spesso infatti si addormentava tranquillo sul lettino dei massaggi, e lo fece anche quel 23 aprile ’65 a Roma, quando diventò campione del mondo. Aveva già 32 anni e alle spalle nove stagioni professionistiche con due titoli, italiano e europeo. Campione in carica era il thailandese Pone Kingpetch. Taciturno, scontroso e diffidente, Kingpetch aveva preteso il versamento anticipato di una borsa ragguardevole (50mila dollari, 30 milioni di lire) e aveva chiesto di allenarsi al riparo da sguardi indiscreti, schivando tutti i giornalisti italiani. Burruni però fu più bravo di lui, incalzandolo senza tregua per tutte le 15 riprese di un match spettacolare e meritandosi un verdetto che nemmeno il clan di Kingpetch contestò. ”Tore” entrava nella storia dopo Carnera, D’Agata, Loi e Mazzinghi. Da campione del mondo, accettò una sfida mondiale a Sidney contro Rocky Gattellari, un giovane e promettente italo-australiano che finì k.o al 13° round. Poi arrivò lo scozzese Walter McGowan. Ormai ”Tore” faticava sempre di più a restare nei limiti di peso e sul ring di Londra si presentò la sua ombra. Due giorni di digiuno e di saune furono il prologo a un’inevitabile sconfitta. Era il 14 giugno 1966. Da quel giorno avrebbe speso i restanti spiccioli della carriera nella categoria superiore, che gli consentiva quasi tre chili in più di peso. Altri 18 incontri e la conquista del titolo europeo dei gallo, lasciato vacante nel ’69 dopo aver annunciato il proprio ritiro. A 36 anni il piccolo grande uomo si faceva da parte. Aveva vinto 99 combattimenti su 109 e lasciava il ricordo di una boxe scintillante, fatta di talento e professionalità, ritmo e aggressività, tecnica e coraggio» (Mario Gherarducci, ”Corriere della Sera” 11/4/2001). Rino Tommasi: «L’ultima volta che ho visto Tore Burruni era stato [...] ai funerali di Umberto Branchini, il suo manager. Lo avevo invitato a Telepiù perché mi sembrava il testimone più adatto per ricordare la figura del più grande procuratore della nostra boxe, l’uomo che lo aveva portato al titolo mondiale. Era successo il 23 aprile 1965 sul ring del Palazzo dello Sport di Roma dove Burruni aveva battuto ai punti, con larghissimo vantaggio, Pone Kingpetch. Non era stato facile convincere il thailandese a venire in Italia. Al di là della borsa (50mila dollari, che all’epoca erano una cifra molto importante) c’erano i sospetti del suo clan, esemplificati da una damigiana d’acqua che il pugile si era portato da Bangkok, temendo di essere avvelenato. Più di 15 mila spettatori avevano assistito al trionfo di Burruni. Un giudice neutrale gli aveva assegnato 11 punti di vantaggio, quello thailandese solo 4. In definitiva il successo era stato più importante di quanto non fosse difficile. In realtà, il suo incontro migliore Burruni lo aveva disputato esattamente un anno prima, il 24 aprile 1964, sullo stesso ring, quando aveva difeso il titolo europeo dei mosca di fronte allo scozzese Walter McGowan. stato anche uno dei migliori incontri che io abbia mai organizzato, anzi il migliore secondo una classifica che ho proposto in calce al mio libro La Grande Boxe: quindici riprese di una incredibile intensità con gli spettatori quasi sempre in piedi, uno spettacolo coronato da un verdetto limpido ma di proporzioni meno vistose di quelle del match mondiale di un anno dopo. Sconfitto Kingpetch, Burruni era andato poi a Sydney per difendere il suo titolo contro un italo-australiano, Rocky Gattellari, battuto per k. o. tecnico alla tredicesima ripresa, poi dovette concedere la rivincita a McGowan che il 14 giugno 1966 lo sconfisse ai punti sul ring della Wembley Arena di Londra. Come a Roma due anni prima fu un match intenso, con un verdetto di misura ma giusto, questa volta a favore dello scozzese al quale Tore rendeva nove anni e le difficoltà di un limite di peso diventato sempre più difficile da rispettare. La carriera di Burruni non si è fermata lì. Nel 1968, quando aveva ormai 35 anni , gli ho organizzato a Napoli un incontro per il titolo europeo dei gallo contro il marocchino di Spagna, Mimun Ben Ali. Quel titolo Tore lo ha poi difeso contro Franco Zurlo a San Benedetto del Tronto e a Reggio Calabria, il 9 aprile 1969, battendo per k. o. in nove riprese il francese Pierre Vetroff, dal quale era stato sconfitto per ferita tre anni prima. A due giorni dal suo trentaseiesimo compleanno Burruni aveva disputato l’ultimo incontro, chiudendo con un record di 109 matches, 99 vittorie (32 prima del limite), un pari e solo 9 sconfitte. stato certamente uno dei nostri migliori pugili, ma è stato anche un uomo straordinario, un campione di modestia come pochi, un esempio e una lezione per tanti atleti che si sentono campioni senza esserlo» (Rino Tommasi, ”La Gazzetta dello Sport” 1/4/2004).