Varie, 11 aprile 2003
BUDD
BUDD Zola Bloemfontein (Sudafrica) 26 maggio 1966. Fondista, famosa negli anni ’80 perché correva scalza • «Dopo gli allori da giovanissima (campionessa mondiale di corsa campestre nel 1985 e nel 1986, record mondiale nei 5.000 metri e nei 3.000 indoor), si era spenta precocemente fra mille polemiche. [...] Sedici anni e mezzo mondo contro. Tutto perché grazie a un’operazione pensata da un tabloid britannico ed avallata dal governo di Margaret Thatcher, la giovane Zola, sudafricana di nascita, senza aver mai sentito parlare di Nelson Mandela, ottiene un passaporto del Regno Unito e riesce ad evitare le sanzioni sportive contro il Sudafrica. Anni Ottanta: ogni sua gara diventa motivo di proteste. Sino al momento peggiore, nel 1984: all’Olimpiade di Los Angeles contro i piedi nudi di Zola s’inceppano le leggere scarpette di Mary Decker, allora eroina degli Stati Uniti, doppia campionessa del mondo nell’83 (1.500 e 3.000), che cade e non finisce la gara, dove è strafavorita. Zola diventa un simbolo di tutto ciò che si può odiare: i bianchi razzisti in Sudafrica, la scorrettezza e l’antisportività nello sport. E ai guai professionali di Zola si aggiungono grossi drammi familiari e il controverso rapporto con il padre. Perdona, ma non dimentica. ”A volte, quando ci penso, mi viene una strana sensazione alla pancia. Anche perché ero veramente giovane. In Sudafrica eravamo tagliati fuori, vivevamo in un altro mondo. Proprio non sapevo chi fosse Nelson Mandela. C’era la censura. Se la sono presa con la persona sbagliata. Ormai, però, è passato tanto tempo. Bisogna sempre guardare avanti, non indietro. Meglio amare la vita: mai deprimersi”» (Paola De carolis, ”Corriere della Sera” 11/4/2003).