varie, 7 aprile 2003
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AlSahaf Mohammed
• Sahid Hilla (Iraq) 1940. Il ministro dell’Informazione di Saddam Hussein diventato famoso durante la Seconda guerra del golfo: «Aderisce al partito Baath quando è ancora studente di letteratura inglese all’Università. Dopo che il Baath prende il potere, il 17 luglio 1968, diventa direttore generale delle emittenti radio e Tv di Stato e quindi ambasciatore, prima di essere nominato vice ministro degli Esteri nel 1980. In questa veste incontra a Bagdad nel 1983 l’inviato del presidente americano Ronald Reagan, Donald Rumsfeld. Promosso ministro degli Esteri nel 1992, dopo aspre critiche al suo operato rivoltegli dal quotidiano ”Babel” - diretto dal figlio maggiore del rais, Uday - viene esautorato nell’aprile del 2001, ma diventa ministro dell’Informazione e da allora svolge il suo incarico con uno zelo esagerato. […] Basco nero e spessi occhiali da vista, è il solo alto funzionario iracheno senza baffi, ma il suo eloquio è in linea col regime: ha chiamato ”deficiente” il presidente Bush e ”imbroglione”, ”somaro” e ”cane” il segretario alla Difesa Rumsfeld. L’amministrazione americana è per lui ”la gang di bastardi della Casa Nera”, ”una gang internazionale di furfanti e criminali”, ”una povera e futile gang colonialista”. I soldati americani sono ”carcasse” […] ”Bagdad è sicura”, dice mentre intorno infuria la battaglia; ”gli infedeli americani non sono presenti”, proclama intanto che gli Abrams e i Bradley sfilano per le strade della capitale; ”i soldati del leader Saddam Hussein e le sue magnifiche forze hanno dato agli americani una lezione che la storia non dimenticherà mai”, giura imperterrito» (’Il Messaggero” 8/4/2003). «Se non fossimo di fronte ad una tragedia con duemila morti, famiglie in fuga e adolescenti sotto le ”bombe intelligenti”, il suo siparietto quotidiano potremmo archiviarlo tra i grandi pezzi di commedia brillante del nuovo Millenio. […] Dall’inizio della guerra non ne ha lasciata passare una. Ha smentito tutto, contro qualsiasi evidenza. Foto comprese. Sguardo severo, occhiali e ghigno ironico, sempre in divisa, l’uomo che, per gli spettatori di tutto il mondo, ha sostituito il volto riposante e l’eloquio lezioso di Tareq Aziz, non ha mai confermato nessun comunicato del comando centrale anglo americano. ”I parà inglesi sono a Mosul”, ”impossibile, li abbiamo respinti, sono in fuga”. ”Le truppe americane sono alle porte di Bagdad”, ”Non è vero, la resistenza è eroica, non avanzano da giorni”. ”Abbiamo conquistato l’aeroporto”, ”Non è vero, ma anche fosse non ne usciranno vivi”. Ex ambasciatore in India, in Italia e all’Onu, ha costruito tutta la sua carriera nel regime accanto a Saddam di cui divenne collaboratore fin dall’inizio nelle file del partito Baas. Si dice che all’inizio studiasse per diventare professore d’inglese ma che venne ben presto cooptato dalla ”rivoluzione”, il golpe con quale Saddam prese il potete suscitando speranze anche tra i giovani intellettuali arabi» (Omero Ciai, ”la Repubblica” 7/4/2003).