(Maria Pace Ottieri ཿdiario 28/3/2003 pagina 60), 28 marzo 2003
Oggi in Iraq vivono 39 ebrei, quasi tutti vecchi che si riuniscono nella Meir Tweg Sinagogue di Baghdad
Oggi in Iraq vivono 39 ebrei, quasi tutti vecchi che si riuniscono nella Meir Tweg Sinagogue di Baghdad. I primi israeliti a stabilirsi nella ”Terra tra i due fiumi” furono le tribù del nord nel 721 a. C., ma l’ondata vera e propria arrivò più di un secolo dopo con la deportazione voluta da re Nabucodonosor. Negli anni Trenta, in Iraq, c’erano circa 300 mila ebrei, perfettamente integrati nella società (a Baghdad c’erano 4 club ebraici e uno misto). I problemi cominciarono con il colpo di Stato e l’alleanza con Hitler del 1941, quando si verificarono i primi pogrom. L’anno nero fu il 1949 quando il primo ministro Nuri al-Said proclamò la Legge Marziale e trascinò in Tribunale migliaia di ebrei accusati di essere spie di Israele e degli Stati Uniti. Nel marzo 1950 la ”Legge di denazionalizzazione degli ebrei” consentiva loro di rinunciare alla cittadinanza irachena e di andarsene: 130mila ebrei fuggirono, per la maggior parte in Israele. Nel novembre del 1968, con un golpe incruento, salì al potere il partito Baath (Rinascita) di Ahmed Hassan al Bakr e del suo vice Saddam Hussein, che continuò la persecuzione anti-ebraica: nel gennaio del 1969 11 ebrei furono impiccati davanti a una folla festante nella piazza della Liberazione di Baghdad. In Iraq erano rimasti 2 mila ebrei: gli utlimi ad essere sterminati furono i membri della famiglia Queshqoush, il 14 aprile 1973.