Varie, 4 aprile 2003
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DIDA (Nelson de Jesus Silva) Irarà (Brasile) 7 ottobre 1973. Calciatore. Portiere del Milan. Campione del mondo con il Brasile nel 2002 (ma non giocò nemmeno una partita)
DIDA (Nelson de Jesus Silva) Irarà (Brasile) 7 ottobre 1973. Calciatore. Portiere del Milan. Campione del mondo con il Brasile nel 2002 (ma non giocò nemmeno una partita).Con i rossoneri ha vinto le Champions League 2002/2003 (ai rigori fu decisivo) e 2006/2007, la Coppa Italia 2002/2003, lo scudetto 2003/2004 • «’ il Ribot di questo mestiere – dice di lui William Vecchi, preparatore dei portieri rossoneri – . Ha un equilibrio interiore eccezionale, sembra fabbricato apposta per parare. Mi ricorda Buffon: ha la stessa reattività nonostante l’altezza. un precisino, un rompiscatole: ogni due minuti mi chiede ”perché?’. Ma dal campo, ogni giorno, lo devo cacciare io a calci”. Nelson De Jesus Silva, Dida per tutti perché se dici Nelson nemmeno si gira (’Mi chiamano così da sempre, pure mia moglie quando si arrabbia con me...”), ci ha messo un po’ a piazzarsi tra i pali del Milan. Ma poi, complici alcune circostanze (un infortunio di Abbiati prima, qualche decina di parate decisive poi), schiodarlo da lì è impossibile. Il gup di Milano lo ha condannato a 7 mesi di reclusione, con i benefici di legge (la pena è stata patteggiata), per falso in relazione all’utilizzo di un passaporto portoghese che lo avrebbe fatto rientrare tra i giocatori comunitari. […] ”Ho sempre avuto in testa il ruolo di portiere. Mi piace difendere, considero una bella parata un vero divertimento. Ma almeno un gol in vita mia l’ho fatto: in vacanza sulla spiaggia”» (Gaia Piccardi, ”Corriere della Sera” 4/4/2003). «Nel vecchio secolo, cioè tre anni fa, la regola era che i brasiliani facevano i gol, mica li evitavano. Dal campionario dei luoghi comuni: non ci sono più le mezze stagioni, il cibo non è più quello di una volta, in Brasile il portiere è un accessorio come i pali e la traversa. Ma nel nuovo secolo c´è il gigante Nelson de Jesus Silva, in arte Dida, che come traversa è un po´ ingombrante, quindi si è messo in testa di diventare il migliore portiere del mondo. Secondo i sempre più numerosi estimatori, ci sarebbe già riuscito. [...] Non ha avuto una carriera semplice, appena sbarcato in Europa. ”Ha un passaporto brasiliano”, recita la sua biografia, sulla guida della Champions League. Il dato, in apparenza superfluo, ricorda l´incidente della sua migrazione dal Brasile all´Italia, dal Cruzeiro al Milan: il passaporto falso, che gli garantì la provvisoria qualifica di comunitario e una condanna in tribunale. L´espiazione è stata sportiva: è sbocciato in ritardo. Un altro incidente, questo calcistico, ne stava segnando il destino: il 19 settembre 2000, a Leeds, si lasciò scappare di mano un innocuo tiro di Bowyer. Il Milan, che in precedenza lo aveva parcheggiato al Lugano, lo dirottò in patria al Corinthians: nessuno si sarebbe stupito, se il viaggio fosse stato di sola andata. ”Ma io sono un tipo sereno e determinato: non mi sono mai abbattuto, nemmeno a Leeds. So che la mia carriera ha rischiato di fermarsi, ma il calcio è questione di occasioni e il Milan me le ha date”. La prima fu un infortunio di Abbiati: se l´è fatta bastare. Lo allena Vecchi, eroe dell´epopea milanista: nella notte di Salonicco ”73 [...] ”Il Mondiale di Corea l´ho vinto in panchina, conto di rifarmi in Germania”. Si scolpisce sul cranio un disegno diverso a partita, secondo l´estro, tra i capelli rasati quasi a zero. Non studia gli avversari e il loro modo di tirare: ”Poche videocassette, solo quando è davvero indispensabile. Io mi affido all´istinto. Non è vero che i portieri brasiliani sono una novità: in Italia mi ha aperto la strada Taffarel”. Doveva pensarla così anche Braida, nel ”98, quando pescò quel portiere che, tra nazionale e Cruzeiro aveva parato dieci rigori consecutivi. In più aveva un requisito piuttosto importante: era a fine contratto. Il Milan, infatti, lo pagò 3 miliardi di lire dell´epoca» (’la Repubblica” 3/11/2003).