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 2003  aprile 03 Giovedì calendario

Gavalda Anna

• . Nata a Boulogne-Billancourt (Francia) il 9 dicembre 1970. Scrittrice. «Ha tutte le virtù di una donna qualsiasi. Sarebbe difficile incarnarla nell’immagine eroica della scrittrice. Non beve, non si droga, non ha il sesso feroce come Annie Ernaux e Catherine Millet, non è straziata da una nevrosi, non è femminista, ama ed educa i suoi due figli, fa il bucato, cucina, porta a spasso il cane, ama i fumetti, anzi è membro della giuria del festival d’Angoulême, ed è una provinciale perché vive a Melun. Potremmo continuare per una pagina intera a elencare i tratti della sua splendida e trionfante normalità. Si può affermare che la scrittura sia ancora un’esotica maschera dell’anima come diceva Bernanos? I nostri giorni non impongono più che un romanziere esprima una sorta di totalità del pensiero, partorisca la montagna incantata. Al contrario scrittrici e scrittori vanno a mano a mano indossando i panni dell’anonima quotidianità, cioè scendono semplicemente sulla terra, ”si fanno uomini” e si pongono come mediatori tra l’incommensurabile mistero dell’universo e i piccoli misteri dell’esistenza. Appunto, come lei, bionda, e occhi verdi, la quale scrive romanzi e novelle che hanno venduto, almeno in Francia, circa ottocentomila copie. Le sue storie non hanno come sfondo l’infinito, non ci sono orizzonti irraggiungibili, labirinti di parole e aggettivi come grappoli d’uva. C’è chi in Francia ha paragonato il suo modo di scrivere al sussurro degli alberi in primavera. ”Difatti il mio nome, che può suonare di origine italiana, ha le sue radici nel Massiccio Centrale e proviene dalla parola dialettale ’guevaudus’ che significa ruscello. nella mia natura che io debba mormorare come un ruscello quando scrivo. Taluni usano il termine ’minimalista’ per darmi un senso letterario. Io, invece, ho la sensazione di avere accanto mia nonna che si chiamava Anna ed era nata in una terra dell’Est europeo. Il fatto d’avere sangue slavo spiega molte risvolti dell’Anna più nascosta”. I piccoli, grandi fatti del proprio animo. Nel 1992 Anna Gavalda, che è laureata in lettere e insegnante di formazione, vinse il premio per la più bella lettera d’amore. Un segno premonitore. Infatti, qualche anno più tardi, avvenne il miracolo editoriale del suo libro di novelle pubblicato in Francia dall’editore Le Dilettante e in Italia, nel 2001, da Frassinelli col titolo Vorrei che da qualche parte ci fosse qualcuno ad aspettarmi. Ormai corteggiata da grandi editori, non ha bisogno di recensioni. Col solo mezzo del passaparola il primo libro ha toccato le trecentomila copie. E, nel 2002, il secondo, Je l’amais, ha superato le cinquecentomila. Si tratta di un romanzo che la Frassinelli ha tradotto col titolo Io l’amavo . Ha trovato il tempo di scriverlo chiudendosi nella cella di una monaca del convento Nazareth» (Ulderico Munzi, ”Corriere della sera” 3/4/2003).