varie, 3 aprile 2003
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Spitzer Eliot
• New York (Stati Uniti) 10 giugno 1959. Ex governatore dello Stato di New York (fu costretto alle dimissioni nel marzo 2008 dopo la scoperta che ogni mese versava migliaia di dollari a una società di escort di lusso). Ex procuratore generale (Attorney general) dello Stato di New York • «[...] il nuovo ragazzo prodigio di un partito democratico in cerca di leader. Per il ”Financial Times” è ”l’uomo dell’anno”. Per ”Time” è il ”crociato del 2005”. ”Fortune” lo ha battezzato ”The Enforcer”, come dire, lo sceriffo. Spitzer ha l’aria baldanzosa e uno sguardo decisionista. alto, magro e ha una mascella sporgente che fa la gioia dei vignettisti. Da quando [...] ha annunciato la sua candidatura per la poltrona di governatore dello Stato di New York alle elezioni del 2006, è entrato stabilmente nel mirino dei media. Sarà lui il futuro di un partito che ha perso la bussola? Molti democratici pensano di sì. Spitzer è l’anti-Giuliani. l’uomo che ha rimesso in riga Wall Street dopo l’ubriacatura degli anni Novanta. E lo ha fatto senza eccessi muscolari, senza affollare le carceri, inventando una strategia che è poi dilagata negli Usa ed è diventata un modello da imitare. La sua stella comincia a splendere [...] quando apre un’inchiesta contro Merrill Lynch, una delle banche d’affari più importanti del mondo. Gli sono giunte voci di possibili conflitti di interessi tra le due diverse anime dell’azienda, insieme banca di affari e società di analisi finanziaria. Per capirne di più Spitzer chiede alla banca di stampargli tutte le e-mail inviate e ricevute dai suoi dipendenti negli ultimi anni: in pochi giorni gli arrivano in ufficio una trentina di scatoloni, contenenti 94.439 pagine che ormai hanno fatto storia. Nel marzo 2002, quando Spitzer indice una conferenza stampa per denunciare l’allegra gestione della Merrill Lynch, il mondo della finanza newyorchese capisce che Wall Street è a una svolta. Di fronte ai giornalisti Spitzer segnala, con sdegno punteggiato da fredda ironia, alcune ”perle” estratte dagli scatoloni. La più nota risale al dicembre 2000, quando un dirigente definisce pubblicamente LifeMinders (un’azienda Internet) come ”un investimento attraente”, mentre in un’e-mail privata a un collega la stronca come ”carta straccia”. Spitzer commenta che la società ha ”tradito in modo scioccante la fiducia dei consumatori”. L’effetto è devastante: la capitalizzazione di mercato della banca d’affari crolla di 5 miliardi di dollari in pochi giorni. A questo punto molti si aspettano che Spitzer mandi in galera i vertici della società. Invece, il magistrato telefona agli avvocati avversari e detta le sue condizioni: 100 milioni di dollari di multa, una dichiarazione di scuse e la promessa di cambiare sistema. Nel corso di una celebrata riunione con i vertici dell’azienda esordisce con un sarcasmo che rimbalza sui media della città: ”Ero curioso di vedere a quali facce corrispondono quelle e-mail”. Gli amministratori della Merrill, temendo che lo scandalo possa distruggere la società, accettano le condizioni di Spitzer. Qualcuno storce il naso. Cento milioni di dollari di multa sono ben poca cosa per un’azienda che in tre anni ha macinato oltre 3 miliardi di dollari di profitti. Inoltre, la società non è obbligata ad ammettere alcun reato e nessun dirigente subisce condanne. Qualcuno accusa il Procuratore, esponente della élite newyorchese, di trattare i suoi simili con i guanti di velluto. Spitzer, con passione dialettica, spiega in mille occasioni che il suo obiettivo non è mettere al tappeto grandi aziende con migliaia di dipendenti. Non ha alcuna ansia giustizialista, nessun desiderio di vedere ricchi finanzieri dietro le sbarre, nessuna voglia di far chiudere società. Il suo obiettivo è migliorare il sistema, rimetterlo sul giusto binario dopo un decennio di finanza allegra. Se scegliesse la strada del tribunale i dirigenti aziendali farebbero catenaccio, assumerebbero avvocati di grido e si andrebbe a processi senza fine, con gravi danni per il sistema finanziario. Quello che conta, ripete, è ”mettere in moto il cambiamento strutturale” e ricreare un sistema di regole basate sull’etica. Alcune settimane dopo, nel dicembre 2002, altre dieci grandi aziende finanziarie si piegano: complessivamente pagano 1,4 miliardi di dollari di multa, accettano di affidarsi per cinque anni a società di ricerca indipendenti e di separare in modo drastico l’attività finanziaria da quella di banca di investimento. Il dinamismo di Spitzer sembra non avere limiti e spazia nei settori più disparati. Nell’ottobre 2003 si mette alla guida di 12 Stati del nord-est per impedire all’amministrazione Bush di alzare i limiti delle emissioni negli impianti energetici. Nel maggio 2004 spinge alle dimissioni Richard Grasso, presidente della Borsa di New York, accusandolo di percepire uno stipendio eccessivo, ottenuto in modo poco limpido. A giugno accusa la società farmaceutica Glaxo di avere tenuto segreti i risultati di alcune indagini che mostravano un legame tra l’antidepressivo Paxil e l’aumento della percentuale di suicidi tra i giovani che lo utilizzavano. La Glaxo paga due milioni e mezzo di dollari di multa, chiede scusa e promette più trasparenza. Le ambizioni politiche di Spitzer fanno crescere la schiera dei suoi oppositori. Chi scava nella sua vita non trova certo nulla di riprovevole, la solita storia di una famiglia di immigrati che fa fortuna in America. Suo nonno era un ufficiale dell’esercito austriaco. Suo padre, ingegnere civile, costruì una dozzina di palazzi a Manhattan, tra cui parecchi edifici che si affacciano su Central Park, compresa la lussuosa torre sulla Quinta Avenue dove oggi Spitzer vive con la moglie e tre figli. Ma qua e là comincia ad affiorare qualche traccia di veleno. Spitzer è figlio della migliore borghesia newyorchese, quasi il prototipo del liberal ricco e illuminato. Ha studiato in una delle più esclusive high school della città, poi alle università di Princeton e di Harvard. Quando ha deciso di candidarsi alle elezioni per diventare Procuratore dello Stato, lo ha fatto usando i soldi della famiglia. La prima volta, nel 1994, gli è andata male, la seconda, nel 1998, è stato eletto per un soffio. A quel punto ha cominciato a rivolgere le sue attenzioni contro Wall Street, il simbolo stesso della finanza. Forse - fanno notare i maligni - perché è il mondo che conosce meglio come cliente, grazie ai ricchi investimenti familiari. Inoltre Spitzer sembra avere progettato tutte le sue mosse proprio per dedicarsi alla carriera politica: persino l’associazione di beneficenza messa in piedi dalla moglie è uno standard per i ricchi che puntano a occupare importanti incarichi pubblici. Spulciando i sei anni di attività come procuratore, i suoi nemici si accorgono che Spitzer ha rivolto le sue attenzioni all’industria delle armi e del tabacco, si è occupato di società che fanno marketing su Internet e di fondi di investimento. Nella sua ultima impresa, nell’autunno 2004, ha inchiodato alcune grandi società di assicurazione accusandole, tra l’altro, di vendere alle aziende polizze che servono per truccare i libri contabili, camuffando le perdite. Anche in questo caso Spitzer cerca la strada dell’accordo e una delle società più importanti, l’American International, accetta di pagare 126 milioni di dollari di multa per chiudere la vicenda. Ma l’attivismo di Spitzer ha spinto la destra a reagire. Il neoconservatore ”National Review” definisce il procuratore ”il politico più distruttivo d’America”, spiegando quale baratro ideologico divida i due schieramenti. I conservatori accusano Spitzer di volersi sostituire a Washington creando una sorta di contropotere giudiziario. Se da una parte l’amministrazione Bush fa una politica di lasseiz-faire, progettando un mercato con meno regole possibile, ecco che Spitzer fa invasione di campo e, invece di perseguire i corrotti, usa il suo potere di magistrato per obbligare le aziende a darsi delle regole. A preoccupare i conservatori non è tanto il comportamento del procuratore di New York, quanto l’’effetto Spitzer”, cioè il dilagare di questa strategia tra i magistrati degli Stati Uniti. In un paese dove ormai il Partito repubblicano controlla la Casa Bianca, i due rami del Congresso, la Corte Suprema e la maggioranza delle poltrone di governatore, Spitzer ha inventato un formidabile grimaldello per fare politica, obbligando il sistema a darsi quelle regole che dovrebbero invece essere fissate dal legislatore. Intanto Spitzer è diventato una bandiera per il Partito democratico. L’uomo che ha piegato Wall Street e ha obbligato alla resa i finanzieri corrotti, può essere un buon biglietto di presentazione per i democratici che vogliono riconquistare la poltrona di governatore di New York, per tre volte consecutive occupata dal repubblicano George Pataki. Ma a preoccupare è la personalità del candidato. Pur colto, intelligente, onesto e pieno di idee, Eliot Spitzer non scalda il cuore di chi lo ascolta. Alan Dershowitz, che lo ebbe come studente ad Harvard, lo descrive come ”un ragazzo tranquillo, uno da biblioteca”. Come John Kerry, Spitzer è abilissimo nei dibattiti, è un mostro nella dialettica, conosce i problemi nel dettaglio. Ma è un primo della classe che prenderebbe zero in populismo. [...]» (Enrico Pedemonte, ”L’Espresso” 3/1/2005). « lui che ha squarciato la spessa cortina che celava le ”relazioni pericolose” tra analisti e banche d’affari, che ha messo Merrill Lynch in condizione di accettare una multa da 100 milioni di dollari per evitare un rischioso processo e che adesso sta allargando la mira a tutte le altre principali istituzioni finanziarie statunitensi ree di aver tradito la fiducia degli investitori. In verità, pare di capire, la tenda che copriva le porcherie non era neppure tanto spessa, ma tutti, prima di lui, si erano guardati bene dallo spostarla, per paura di quello che potevano portare alla luce. ”I sospetti c’erano da tempo ma sinché il mercato andava bene nessuno pensava a lamentarsi, poi le cose sono cambiate e chi ha perso molto ha cercato di individuare i responsabili”. E lui, ambizioso procuratore dal gennaio del 1999, che si è messo in luce per aver attaccato i sin lì ”intoccabili” produttori di armi, oltre che le imprese che inquinano e quelle che sfruttano i lavoratori, ha voluto diventare il loro paladino. A regola avrebbe dovuto essere la Sec, la Securities and Exchange Commission, l’equivalente americano della Consob italiana, a intervenire, ma lui ha riempito quel vuoto e, dall’estate del 2001, ha scatenato i suoi uomini mandandoli a rovistare negli archivi elettronici della Merrill Lynch alla ricerca di ogni documento che comprovasse l’illegalità dei loro comportamenti. I mastini sono tornati a casa con ossi succulenti, con le bocche piene di migliaia di e-mail imbarazzantissime che raccontavano di menzogne pubbliche e verità private a tutto danno dei piccoli investitori. […] ”La cosa più importante è che abbiamo creato una nuova consapevolezza nell’opinione pubblica e adesso sarà più facile per tutte le vittime ottenere dei risarcimenti attraverso le cause civili” […] Spiegazione maliziosa, quella che i più prediligono: la carriera politica dell’attuale magistrato. Sin dai tempi di Harvard, Spitzer ne aveva dato prova, diventando presidente dei rappresentanti degli studenti, per poi tentare (senza successo) l’’elezione a procuratore generale nel ”94 che poi bisserà con maggior fortuna nel ”98. La prossima scadenza importante è il 2006. Sarà allora che il governatore di New York George Pataki lascerà e tutti scommettono su primarie Spitzer-Cuomo come candidato democratico. […] Ma solo ad accennarglielo l’uomo nega con enfasi qualsiasi pensiero del genere: ”Oh gosh, oggi non ci penso proprio”» (Riccardo Staglianò, ”la Repubblica” 9/8/2002). «’Qual è l’ultima di Spitzer?”. La domanda Wall Street se la pone ansiosamente ogni mattina. [...] A poco a poco, a cominciare dal 2001, quando lui sparò la raffica iniziale contro gli scandali della finanza, Wall Street si è abituata alla ”ultima di Spitzer”: sa che al risveglio la troverà sul giornale o alla radio tv. Questa puntualità ha spaccato in due New York. La metà più ricca, quella che gravita attorno a Wall Street, odia Eliot Spitzer. Lo chiama ”lo sceriffo”, ”Batman”, ”Eliot Ness” dall’agente dell’Fbi nello sceneggiato sulla mafia Gli intoccabili. E lo schernisce: ”Crede di essere Giuliani”, l’ex procuratore che divenne sindaco della metropoli, l’eroe dell’11 settembre del 2001. Ma la metà più povera di New York, la più numerosa, ama Eliot Spitzer: lo considera ”il figlio delle dea bendata” ( la giustizia), il crociato della trasparenza in Borsa, il ”Giuliani bis”, l’uomo che farà il repulisti a Wall Street come il predecessore lo fece nella mafia. Ne Il falò delle vanità , il romanziere Tom Wolfe dipinse i big della finanza Usa come ”i padroni del mondo”, quasi degli dei: Eliot Spitzer è il loro crepuscolo. A 43 anni, il procuratore, uno dei leader democratici della città, vanta un carnet impressionante. Nel primo mandato, forzò l’industria ad accettare la sua politica di difesa dell’ambiente: la General Electric, la più accesa nemica, dovette ripulire il fiume Hudson da essa inquinato. Nel secondo mandato, Spitzer ha messo fine ai conflitti di interesse a Wall Street, multando di 1,4 miliardi di dollari dieci banche, una cifra enorme, e costringendole a cacciare i loro maggiori analisti. Ora sta stroncando le frodi nelle transazioni in Borsa, con l’aiuto di una vecchia legge del ”21. una sorta di operazione ”mani pulite”, ma su scala così vasta che William Donaldson, il presidente della Sec (Commissione di controllo della Borsa), lo accusa di abusare dei propri poteri e sconfinare dalla propria giurisdizione. Al Davide che a Wall Street abbatte un Golia dopo l’altro le critiche non fanno effetto. Spitzer è ambizioso, ha annunciato che si candiderà a governatore dello Stato di New York nel 2006, possibile trampolino per la Casa Bianca. Dichiara apertamente di volere essere giudicato sulla base del proprio operato: ”So di essere aggressivo e rischiare la vendetta dell’establishment” ammette. ”Ma non conosco un modo più rapido e sicuro di fare giustizia contro gente che guadagna 20 milioni di dollari annui e deruba o inganna i piccoli risparmiatori. Il pubblico sarà dalla mia parte”. L’establishment lo ritiene un traditore, Spitzer è uno di loro, appartiene al loro mondo, viene da una famiglia miliardaria, ha studiato alle prestigiose università di Princeton e di Harvard, vive con la moglie e le tre figlie in un lussuoso appartamento della Quinta Avenue. Ma lui ribatte che in casa sono tutti democratici e credono nella giustizia, l’eguaglianza e l’assistenza. Il credo politico di Spitzer è una eredità del padre Bernard, un immigrato ebreo che si laureò in ingegneria lavorando e, in età matura, fece fortuna come costruttore. Negli Anni Settanta la famiglia si oppose alla guerra del Vietnam e negli Anni Ottanta alla ”reaganomics”, la strategia economica ultra liberista del presidente repubblicano Ronald Reagan. All’università il giovane Eliot fu un ”liberal” contestatore, un radicale che organizzava ”Jihad parties”, ricevimenti rivoluzionari: come tale, venne eletto capo del Consiglio studentesco. Nell’86, dopo una parentesi in uno studio legale di Manhattan, ottenne il posto di vice procuratore di New York. Il suo primo trionfo lo riscosse contro la ”famiglia” mafiosa Gambino, la più importante degli Stati Uniti: la fece condannare per anti trust nei trasporti, multare di 12 milioni di dollari e promettere di non interferire più nel lucroso settore. Tale è l’effetto Spitzer che il clima a Wall Street è già cambiato. La ”tolleranza zero” degli scandali, come dicono gli ammiratori, potrebbe costare la testa ai semidei di Wall Street» (Ennio Caretto, ”Corriere della Sera” 18/9/2003).