Varie, 2 aprile 2003
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Nash Steve
• Johannesburg (Sudafrica) 7 febbraio 1974. Giocatore di basket (canadese). Dal 2004/2005 ai Phoenix Sins, prima giocava con i Dallas Mavericks. «Ha davvero poco del giocatore Nba. Si veste da studente squattrinato, ha una capigliatura stile Pearl Jam, un fisico comunissimo e i geni calcistici. Eppure sul parquet [...] sa fare cose incredibili. Una visione di gioco poco comune condita da grande altruismo e da una straordinaria velocità fanno di lui uno dei cinque migliori registi della Nba. [...] Fa da collante nello spogliatoio, va d’accordo con tutti e si sacrifica senza farlo pesare a nessuno [...] E pensare che al liceo, il ragazzo nato in Sud Africa, trasferitosi presto in Inghilterra, dove il padre John si guadagnava da vivere giocando a calcio con la maglia del Tottenham, e cresciuto in Canada, sognava di seguire le orme paterne sui campi da calcio. Prometteva bene Steve, proprio come il fratello Martin, diventato poi un giocatore fondamentale della Nazionale canadese di soccer, ma il basket lo aspettava dietro l’angolo. Spinto da amici a cimentarsi sul parquet, ha mostrato subito grandi potenzialità. Così le ambizioni sono ben presto cambiate per il ”ribelle”, almeno sportivamente parlando, della famiglia Nash. Dopo un’ottima carriera liceale, ecco la grande opportunità: una borsa di studio a Santa Clara, paradossalmente un ateneo con una grandissima tradizione nel soccer ma ai margini del grande basket collegiale stelle e strisce. Lui però riesce a farsi notare con quel suo modo di stare in campo alla Stockton, viene nominato per due volte miglior giocatore della West Coast Conference e al draft del ”96 Phoenix scommette su di lui scegliendolo al 1˚ giro. Due anni di assestamento nella Nba e poi la trade che lo porta a Dallas. In Texas, esplode, grazie soprattutto all’avvento di Cuban, che trasforma una delle franchigie più disastrose della Lega in una sorta di modello da seguire per i proprietari Nba del 21° secolo; diventa il mentore di Nowitzki e crea, insieme al tedesco e a Michael Finley il trio più temuto della Nba: ”The Big Three”. […] Il calcio è sempre la sua grande passione. ”Ricevere la maglia di Del Piero è stato fantastico – confessa ””. [...] Ha poi fatto pervenire la sua maglia ad Alex con una dedica: ”I wish to have your silky touch”. Ovvero, ”vorrei avere il tuo tocco vellutato”» (Simone Sandri, ”La Gazzetta dello Sport” 2/4/2003).