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 2003  aprile 02 Mercoledì calendario

Fox Paula

• New York (Stati Uniti) 22 aprile 1923. Scrittrice • «La si potrebbe ribattezzare la donna che visse due volte: bella romanziera dai capelli candidi che ha da poco compiuto ottantanni, di recente sta vivendo una seconda vita. Tutto è cominciato circa due anni fa quando, nella sua casa di pietra a Brooklyn, ha squillato il telefono. Tra gli anni Sessanta-Settanta aveva fatto sentire una voce narrativa per nulla esile con sei romanzi di successo, tra cui Quello che rimane, portato sullo schermo con l’interpretazione di Shirley McLaine. Poi, come capita anche ai migliori, a tante stelle del firmamento letterario, anche lei era stata messa in un canto e dimenticata. Così, dopo anni di silenzio e di anonimato, per la lei era stupefacente sentire Tom Bissel, giovane editor della W. W. Norton, che le annunciava che il suo romanzo Quello che rimane, introvabile da quasi trent’anni, sarebbe stato ristampato. A riscoprire il libro e a suggerire non solo che andava ripubblicato, ma anche che la Fox era uno dei grandi autori del nostro tempo - alla pari con John Updike, Philip Roth e Saul Bellow - era Jonathan Franzen. Il celebre narratore di Correzioni si era imbattuto per caso, in biblioteca, nel ritratto mozzafiato di New York negli anni Sessanta della Fox e se ne era, come dice testualmente nell’introduzione alla nuova edizione, ”innamorato”. Adesso Quello che rimane, storia piena di suspense di una tranquilla coppia di mezza età che vede sgretolarsi tutte le proprie certezze, è considerato uno dei capolavori della letteratura americana, negli Stati Uniti ma anche in Germania, dove è stato per settimane in testa alle classifiche. Per la signora di Brooklyn riaffacciarsi sulla scena letteraria è stato veramente come rivivere una seconda vita. Ha assunto in brevissimo tempo il ruolo di autore cult. […] Il suo crescente successo attuale forse affonda le radici nel senso di precarietà, di instabilità che hanno segnato il post 11 settembre. La New York della Fox, così dolorante e angosciata, attraversata dalle tensioni razziali, dal grido di rivolta dei primi hippies, dal generale senso di un’inafferrabile irrequietezza, ben rappresenta un segmento di questa fragilità. E poi le capacità narrative di Paula sono state confermate dalla ristampa di altri due suoi romanzi, The Widow’s Children e Poor Gorge. Ma cosa c’è di tanto straordinario nel conflitto tutto interiorizzato che oppone Sophie e Otto Bentwood, dopo che un episodio apparentemente trascurabile, come la ferita di un gatto inferta alla mano, cambia i ritmi della loro esistenza? La Fox è bravissima nel descrivere quello che lei stessa chiama il ”disordine mentale” di Sophie. La sua protagonista è una specie di Mrs. Dalloway che, a partire da un fatto inessenziale come il graffio di un micio randagio, si rende conto della sua scarsa tenuta psichica in cui si rispecchia il ”cupio dissolvi” di un’America priva di certezze negli anni della guerra in Vietnam. Un disordine generalizzato che la Fox ben conosce perché lei stessa è vissuta in un tourbillon, anzi in una specie di continuo tornado emotivo che ha raccontato nella sua autobiografia Borrowed Finery. Questa, apparsa nel 2001, è stata considerata dalla stampa americana uno dei migliori libri dell’anno. Per la Fox già riuscire a mettersi a tavolino e scriverla è stata una scommessa. Infatti i casi della sua vita sembravano incoraggiarla più a spararsi un colpo di pistola che a diventare una nota scrittrice. I genitori, uno sceneggiatore alcolista e una giovane donna psichicamente labile, l’abbandonano a pochi mesi in un orfanotrofio. Viene affidata a una famiglia che ancora oggi ricorda con grandissimo affetto e che rappresenta per lei uno dei pochi punti di riferimento della sua vita. Ma il padre e la madre hanno come unici obiettivi violenza e distruzione reciproca: non si danno tregua l’un l’altra e a lei non danno pace. Sottratta alla famiglia con cui vive, viene di nuovo affidata al padre quando ha sei anni. Lui la prende con sé per alcuni giorni ma poi la molla. Un’altra àncora di salvezza si presenta nella figura della nonna materna. Finalmente la pace. Che vuol dire però anche segregazione. La nonna la porterà a vivere con sé a Cuba dove non va nemmeno a scuola e studia tutta sola a casa, con insegnanti d’occasione. Non è facile tollerare una simile esistenza. Paula si sposa a soli 17 anni. Rimane incinta e, seguendo le orme dei suoi genitori, anche lei abbandona sua figlia all’orfanotrofio. Un altro momento di rinascita nella vita di Paula segnata da tante ombre sarà quello in cui, dopo tanti anni, ha potuto riabbracciare la figlia. stata la sua Linda a cercarla e a mettersi in contatto con lei. E così Paula ha scoperto di essere diventata nonna e anche bisnonna. Ma anche sua nipote è segnata da un destino crudele. Ha un nome celebre la nipote, Courtney Love, cantante e attrice nonché ex moglie di Kurt Cobain, mitico leader dei Nirvana, morto suicida a soli 27 anni lasciando un’amatissima bambina. Quando per la prima volta Paula prende il tè con Courtney non ha dubbi: ”Mia nipote usa un linguaggio orrendo”, dice scandalizzata. Adesso che è madre e nonna, Paula si è imbattuta pure nel successo. Come nei suoi romanzi la vita è leggera e pesante insieme, drammatica e lieve come zucchero filato. ”Non è sempre stata una passeggiata ma è anche vero che la maggior parte della gente, in fondo, deve aspettare”. E lei ha mostrato di saper aspettare» (Mirella Serri, ”La Stampa” 2/4/2003).