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 2000  maggio 19 Venerdì calendario

”Ieri mattina Ottavio Missoni mi contrabbanda al 7° piano dell’Hilton, dove i clienti vip godono la stupenda vista del casino eterno consumando breakfast

”Ieri mattina Ottavio Missoni mi contrabbanda al 7° piano dell’Hilton, dove i clienti vip godono la stupenda vista del casino eterno consumando breakfast. A un tavolino d’angolo, discrete, quasi dimesse, siedono Monica Seles in tuta e sua mamma Ester disinvolta in ciabatte di plastica. ’Ottavio si avvicina, si fa presentare da Felix Terruzzi e nel suo splendido dialetto dalmata inizia a intrattenerle. Si sentono a casa, loro della Vojvodina, ridacchiano. Rintanato nel mio angolo, assisto intimidito, attendendo l’ineluttabile. Ottavio, infatti, non si trattiene dal sottolineare la mia presenza, e mi indica alle due donne. Sorpresa vivissima. ”Mai incontrato” affermano, seppur con gentilezza. Il povero Missoni è interdetto. Ma come. Uno che gira da 50 anni il circuito, e non conosce le Seles. Vengo presentato. Mi riscatto un tantino, affermando che regalerò a Monica una biografia del suo mito tennistico, Suzanne Lenglen, presto rieditato in Francia. Exeunt Seles, ma permane tra me e Ottavio un disagio minimo. A dissiparlo giunge, per fortuna, Bud Collins, il columnist di tennis più conosciuto al mondo. Messo al corrente, racconta il seguente aneddoto. C’era una volta un notissimo, anzi, il più notissimo assai critico di teatro neviorchese, Brooks Atkinson, uno che aveva vinto una dozzina di Pulitzer. Scrivi e scrivi, arriva il momento della festa d’addio, offerta dal suo giornale, il New York Times. A quel congedo partecipa tutta la crème de la crème teatrale americana, e sovra tutto Hele Hayes, una sorta di Greta Garbo di Broadway. Incontro tra i due. La Hayes non conosce Atkinson, nonostante lui le abbia dedicato dozzine di articoli. Disagio. Quando la star, alla fine, si allontana, il critico si ritiene in dovere di spiegare: ”Il mio lavoro è di scrivere della Hayes sulle scene, non di conoscerla in privato. Potrebbe essere deludente, per entrambi”” (Gianni Clerici).