Varie, 1 aprile 2003
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SPENCE Hartzell Clarion (Stati Uniti) 15 febbraio 1908, Connecticut (Stati Uniti) 25 maggio 2001 • «’Il pioniere delle pin up”, l’uomo che inventò le ragazze copertina, le foto delle star di Hollywood, discinte e invitanti, che accompagnarono milioni di soldati, non solo americani, nella seconda guerra mondiale e in quelle successive
SPENCE Hartzell Clarion (Stati Uniti) 15 febbraio 1908, Connecticut (Stati Uniti) 25 maggio 2001 • «’Il pioniere delle pin up”, l’uomo che inventò le ragazze copertina, le foto delle star di Hollywood, discinte e invitanti, che accompagnarono milioni di soldati, non solo americani, nella seconda guerra mondiale e in quelle successive. Foto di riviste, per lo più in bianco e nero, da affiggere (in americano, pin up) in trincea, nelle camerate, dentro i carri armati, dappertutto, o da tenere piegate dentro il portafoglio. Foto di maliarde come Rita Hayworth, Betty Grable, detta ”le più belle gambe del mondo”, Hedy Lamarr, la prima attrice ad apparire nuda in un film non porno, o di futuri simboli del sesso come Norma Jean Baker, alias Marylin Monroe. Foto di fiaba con cui intere generazioni di giovani affrontarono la morte, sperando di evitarla, sognando piaceri proibiti o donne troppo lontane. Giornalista dell’agenzia United press, figlio di un severo prete metodista, allo scoppio del conflitto fu arruolato nell’esercito con il compito di fondarne e dirigerne la rivista, ”Yank”, da Yanquee (americano del nord). Alla riunione iniziale, nel ’42, decretò che ci voleva ”una pin up”. I collaboratori lo guardarono interdetti, nessuno conosceva il termine, né sapeva che cosa significasse. In realtà, lui lo aveva visto nel ’41 su ”Life”, ma come aggettivo, a proposito di una giovane procace. ”Fu il primo a usarlo come sostantivo - ha raccontato sua figlia Laurie - senza rendersi conto che sarebbe entrato nella cultura nazionale e avrebbe caratterizzato tutta un’epoca”. Sperava di pubblicare un disegno di una pin up su ogni numero di ”Yank”, sul modello delle ”donnine” di Vargas, nude in veli trasparenti, che avrebbero infiammato i maschi degli anni Cinquanta. Ma dovette chiederne il permesso al ministro della guerra Henry Simpson. Questi mostrò incautamente il primo disegno ”al suo superiore”, la moglie, che lo bocciò seduta stante. Sconfitto, il giornalista ripiegò sulle foto delle dive. Il successo fu egualmente enorme. ”Yank” divenne la lettura d’obbligo anche dei ragazzini e dei loro padri non in età di andare al fronte. ”Scoprii che cosa sia una donna grazie a ’Yank’”, ha riferito il figlio del giornalista, Matt. Persino Ike Eisenhower, il liberatore dell’Europa, poi eletto presidente nel ’52, ammise che le foto sollevavano il morale delle truppe. Il ministro Simpson ne prese spunto per mandare spesso le star delle foto a intrattenere i soldati con canzoni e numeri di ballo, nelle pause dei combattimenti, assieme al comico Bob Hope. Ma ”Yank” fu più che una rivista di evasione: i suoi inviati erano i soldati stessi, e nelle parole di Eisenhower ”consegnarono alla storia le testimonianze più struggenti della guerra”. George Baker, uno dei loro vignettisti, creò il personaggio di ”Sad sack” (zaino triste). Bil Kean, un altro, disegnò ”Family circus”, che sarebbe poi stato pubblicato su 1.500 quotidiani. Oggi, le foto di Yank delle attrici in costume da bagno o in indumenti intimi sono ricercate dai collezionisti, disposti a pagarle l’equivalente di centinaia di migliaia di lire l’una. Su di esse, nel ’74, scrisse un libro Ralph Stein, uno dei soldati che crebbe nel loro mito. Spence ne parlò spesso in uno dei 200 articoli che firmò, dopo la guerra, per il ”Saturday Evening Post” , ”Look” e il ”Reader’s Digest”. Le considerava l’espressione di un’età dell’innocenza che oggi può apparire antidiluviana. E attribuiva loro la propria fortuna di giornalista e di scrittore: ”Non ricevetti mai tante lettere di lettori come in quel periodo - affermò -. Persino le grandi star di Hollywood vollero conoscermi e ringraziarmi”. Ha lasciato numerosi romanzi, tra cui Un piede in paradiso, la storia della sua famiglia eternamente in viaggio da una parrocchia all’altra, e The big top, quella di un circo. Nel ’64, pubblicò Marcos delle Filippine, un’agiografia del futuro dittatore che gli attirò critiche furenti. Ma il suo tesoro fu la raccolta dei numeri settimanali di ”Yank”, che adesso i figli si contendono. Il suo nome, ha osservato il ”New York Times”, resterà legato per sempre alle pinup, ”le cui immagini deliziarono i soldati e cambiarono il costume americano”» (Ennio Caretto, ”Corriere della Sera” 26/5/2001).