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 2003  marzo 31 Lunedì calendario

ReillyC John

• . Nato a Chicago (Stati Uniti) il 24 maggio 1965. Attore. «Faccia solida, squadrata, occhi piccoli con lampi di fragilità e un corpo massiccio difficile da gestire, è il simbolo del marito americano medio, semplice e fattivo, sgomento di fronte all’ambiguità imprevista della vita e della donna al suo fianco. In Chicago è un meccanico sposato a Roxie-Renée Zellwegger, aspirante ballerina intrigante e senza scrupoli, pronta a tutto per diventare famosa. Lei lo tradisce, lo inganna, lo usa, lo manipola. Mr. Cellophane canta lui, truccato da clown, in una citazione in forma jazz di Ridi Pagliaccio, quando si accorge della meschinità di lei. Salvo indebitarsi per pagare l’avvocato, commuoversi e cascarci di nuovo davanti all’annuncio di una (falsa) gravidanza. In The hours è sposato a Laura-Julianne Moore, inquieta casalinga Anni Cinquanta in un sobborgo borghese di Los Angeles. La prima inquadratura lo mostra impacciato, un mazzo di fiori in mano per lei. ”Mentre ero in guerra, laggiù, nel Pacifico - spiega poi a cena al suo ’ometto’, il figlio che non ne seguirà le orme - sognavo proprio una ragazza così, sognavo di regalarle una casa”. Una casa da cui lei non vede l’ora di fuggire. In The good girl, desolato poema di periferia in cui una malinconica Justine-Jennifer Aniston, sorta di Emma Bovary del Texas, sogna di fuggire dal monotono lavoro in un grande magazzino e dal consorte, imbianchino senza passioni né qualità. Il quale marito è interpretato, ancora una volta, da lui. Una faccia, un destino: quello di incarnare lo smarrimento dell’americano medio di fronte alla vita e alla storia» (Raffaella Silipo, ”La Stampa” 29/3/2003). «’Sono orgoglioso di poter dire che l’arte nel mio caso non riflette la vita. Sono felicemente sposato da undici anni e spero che a mia moglie non venga mai in mente di agire come le mie consorti cinematografiche. Non so perchè i registi mi abbiano scelto per interpretare questi mariti, ma posso dire che mi sento attratto dai personaggi che hanno di fronte a loro qualche sorta di conflitto. Nella vita reale, le coppie felici sono una grande cosa, ma al cinema sono un po’ noiose”. Per 15 anni è stato uno dei volti anonimi di Hollywood, uno di quegli attori che il pubblico riconosce dai capelli ricci, le rughe sulla fronte, l’espressione eternamente confusa. E che pochi erano in grado di associare con un nome, un cognome e, nel suo caso, anche un’iniziale. Con questi ruoli da marito tradito, tutti in contemporanea sugli schermi, è uscito dall’anonimato, si è anche conquistato una nomination agli Oscar per Chicago e ne è ovviamente felice. ”E’ inutile stare a negarlo, sono molto lusingato da tutte le attenzioni - dice -. Quanto al fatto che tutti questi film sono usciti assieme non c’è niente di pianificato, è solo una coincidenza che non si ripeterà più”. Ha recitato anche in Gangs of new York, la parte di un poliziotto corrotto. ”Quello che ha in comune con gli altri miei personaggi il fatto che è un uomo vulnerabile, che aveva degli ideali che ha compromesso in cambio di sicurezza. Fosse stato un semplice cattivo non mi avrebbe interessato, ma questo è un personaggio interessante perchè è reale”. E molto umano, come i suoi mariti. Vuol dire che non ha proprio niente in comune con tutti loro? ”Penso sia difficile rappresentare personaggi che hanno una loro dignità se non sei una persona dignitosa nella vita reale. Chi sei nella vita di tutti i giorni conta e per interpretare un personaggio genuinamente devi possedere una dose di integrità” [...] Ho imparato a recitare con i musical. Dagli 8 ai 17 anni a scuola non ho fatto altro. Essere stato chiamato da Rob Marshall per Chicago è stato dunque doppiamente gratificante, perché in qualche modo è stato anche un ritorno indietro, ai tempi della mia gioventù”» (Lorenzo Soria, ”La Stampa” 29/3/2003).