Varie, 28 marzo 2003
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Fiorentini Fiorenzo
• Roma 10 aprile 1920, Roma 27 marzo 2003. Attore • «Romano sino al midollo, ebreo, affetto (fuori scena) da balbuzie, sostenitore a oltranza del dialetto, devoto alla tradizione comica, artista risorto con la saggezza della terza età, anfitrione plautino e contemporaneo di tante Estati Romane. La sua diversità l’ha sempre giocata in modo sornione e appassionato, fin da quando Vittorio Veltroni, padre di Walter, lo invitò nel 1946 ai microfoni dell’Eiar. Poi sbarcò in palcoscenico, nel 1954, per la rivista Tutto fa Broadway di Marchesi-Metz cui seguì La manfrina di De Chiara sui sonetti del Belli con regia di Enriquez. Dal 1969, al Cab37 di Roma, propose il repertorio di Petrolini, suo caposcuola ideale. Dopo ininterrotte stagioni di spettacoli popolari, il teatro lo gratifica e fa appello su di lui, accanto a Scaccia, per Aspettando Godot del 1987, fino a I ragazzi irresistibili di Simon nel 1991. Ha preso parte a oltre 100 film, tra cui Il tigre con Gassman, Gli onorevoli con Totò, Per motivi di famiglia con Villaggio. In tv ha interpretato La storia che Comencini ha tratto dalla Morante, Villa Arzilla con regia di Proietti, L’avvocato Porta. Ha scritto con Fo la canzone Vengo anch’io, no tu no per Jannacci» (Rodolfo Di Giammarco, ”la Repubblica” 28/3/2003). « Il ”maggior” protagonista dello spettacolo ”minore” e uno degli innamorati più fedeli di Roma. La sua passione fu subito il varietà della sala Umberto dove lo portava la madre e quindi la sua memoria storica era fatta di sketch, passerelle, battute e battutacce, canzoni e canzonette, smorfie e doppi sensi. Con quel suo spirito arguto e malinconico, il volto sghembo, l’espressione un po’ surreale, era della forte tempra dei grandi caratteristi del teatro, uno di quelli come Gigi Bonos, De Vico , i Maggio, Campanini che hanno reso immortale il varietà. [...] E’ l’erede di un tipo di comicità romana alla Rugantino che ha visto in primo piano Fabrizi, Rascel, Manfredi, Proietti, Montesano [...] Protagonista del varietà in ogni sua accezione, scrive anche parole per canzoni di gran successo come Cento campane ( sigla tv del Segno del comando) , Ho giocato tre numeri al lotto [...] Interpreta film- rivista a decine, con i più grandi comici degli anni ’50 e ’60, ma anche i più seri Parigi o cara di Caprioli con la Valeri, Teresa la ladra di Di Palma con la Vitti, Er più con Celentano, di Risi, La Tosca di Magni. E in tv lo conoscono per i serial» (Maurizio Porro, ”Corriere della Sera” 28/3/2003). « stato il più inglese dei romani. Non per temperamento, ma per chiamata d’arte. [...] ”Mi riscoprono e mi risotterrano”, amava dire delle proprie fortune. [...] Nel 1980, ha fondato il Centro Studi Ettore Petrolini per valorizzare il teatro popolare romano, nel cui segno ha istituito anche una scuola. stata l´ultima, importante avventura della sua vita: una scommessa per salvare quanto aveva di più caro» (o. g., ”La Stampa” 28/3/2003).