l’Unità 15/04/2000, 15 aprile 2000
”Sartre mentre parlava prendeva appunti di ciò che diceva. Fare conversazione con lui era impossibile: parlava senza sosta e non riuscivi a interromperlo
”Sartre mentre parlava prendeva appunti di ciò che diceva. Fare conversazione con lui era impossibile: parlava senza sosta e non riuscivi a interromperlo. Aspettavi che prendesse fiato, ma lui non prendeva fiato. Le parole uscivano in unico torrente. Potevi riuscire a prenderlo di sorpresa e a infilare una domanda, ma se pure ti rispondeva - il che succedeva di rado - riprendeva immediatamente il suo monologo. Non parlava inglese e, con la rapidità con cui parlava, riuscivo a malapena a seguire il processo logico fondamentale dei suoi discorsi. Sono certo che gran parte di ciò che diceva era geniale. E’ un fatto comunque che non era mai succinto. Tutti i presenti avevano uno sguardo vitreo, anche se parlavano correntemente francese. Era una scena da filmare. Sartre che prendeva appunti di se stesso, con le due segretarie, quella dui Sartre e quella di Wolfgang Reinhardt che facevano schioccare le pagine dei blocchetti da stenografo cercando di stargli al passo, mentre Wolfgang e io giravamo a vuoto... Sartre era un barilotto d’uomo, brutto in modo indescrivibile. Aveva il viso gonfio e butterato, i denti gialli ed era strabico. Portava un completo grigio, scarpe nere, camicia bianca, cravatta e panciotto. Il suo aspetto era immutabile. Scendeva al mattino in quel completo e lo aveva indosso al momento di ritirarsi la sera. L’abito sembrava sempre pulito e altrettanto pulita era la camicia, ma non capii mai se avesse un solo completo grigio o diversi identici completi grigi” (John Huston, Cinque mogli e sessanta film, Editori Riuniti 1982).