Varie, 25 marzo 2003
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Kadiu Kledi
• Tirana (Albania) 7 aprile 1974. Ballerino. Diploma all’Accademia Nazionale di Danza di Tirana, ma il suo sogno è l’Italia e intanto, prima di arrivarci, impara l’italiano in tv, con Costanzo, Baudo e la Carrà. Nel ’91 sbarca clandestinamente a Bari e da lì inizia il viaggio verso il successo. Una strada che percorre in punta di piedi e con un fisico statuario, accompagnato dal fracasso di deliranti fans. Che strillano come forsennate, lo inondano di e-mail e fanno collezione dei suoi calendari. Trasformandolo in un fenomeno mediatico. «Figlio di un ingegnere e di una farmacista, K.K. è un ragazzo che cresce a pane e Marx, in un’Albania comunista in cui c’è davvero poco da stare allegri. Ma che non riesce a soffocare la sua passione per la danza. Si iscrive all’Accademia Nazionale, diventa primo ballerino dell’Opera. Finché, stufo di rassegnazione e di code infinite per un piatto di minestra, s’imbarca clandestinamente per l’Italia. Per il paese del bengodi: oh, l’ha visto coi suoi occhi in tv. Ma, giunto nella terra dei mulini bianchi, la sua marcia continua e solo dopo gavetta e delusioni, approda a Mediaset e si ritrova come Cenerentola al ballo. [...]» (Micaela Urbano, “Il Messaggero” 28/11/2004) • «Non è soltanto il nuovo idolo danzerino delle teenagers che si è fatto strada nelle trasmissioni di Mediaset, un cui sondaggio lo ha incoronato in assoluto il personaggio più famoso ed amato. Non è soltanto il protagonista di un dvd, di una linea di abbigliamento per la danza moderna. È l´incarnazione del ragazzo di successo nell´Italia multietnica […] Per capire quanto è famoso bisogna assistere alle sue entrate in studio a Buona domenica o Amici di Maria De Filippi: stuoli di ragazzine urlanti e plaudenti. Per capire quanto è bravo bisogna vederlo all’opera come ballerino. Per capire quanto è sexy ci sono le foto del calendario di “Max” che esaltano la sua bellezza bruna, mediterranea. […] La prima volta che ha cercato di venire in Italia, da clandestino, è stato all’inizio dei 90, su una di quelle carrette del mare che arrivavano stracolme al porto di Bari: “Ci hanno tenuti cinque giorni nello Stadio delle Vittorie e ci hanno rimpatriati. Un anno dopo sono venuti da Mantova al Teatro dell’Opera di Tirana. Hanno fatto una audizione per formare una nuova compagnia. Ci hanno presi in una decina: sono tornato con un permesso di lavoro ed è cominciata la mia avventura italiana. A Tirana ballavamo i titoli di repertorio: Giselle, Don Chisciotte, Lago dei cigni. Ero cresciuto con la voglia di ballare. La mia famiglia abitava non lontano dal teatro. I miei hanno fatto molti sacrifici per farmi studiare danza. È stata una scuola dura. Poi a casa a volte riuscivamo a vedere la tv italiana. Così mi sono innamorato dei grandi show del sabato sera con la Cuccarini, Heather Parisi, Raffaella Carrà, Raffaele Paganini. Mi ero innamorato di quei corpi di ballo negli show televisivi italiani. Il mio sogno era farne parte. Non mi immaginavo di arrivare dove sono arrivato. La base classica mi ha aiutato molto anche nell´affrontare la danza moderna. Ho sempre scelto di vivere e lavorare secondo i miei principi. Ho sempre amato quello che faccio e seguito il mio istinto che non mi ha mai tradito. Il novanta per cento di quello che ho ottenuto lo devo a me stesso. Ci sono state persone che hanno creduto in me e mi hanno dato una mano. Prima di tutti Maria De Filippi. Con lei ho anche ballato nella trasmissione C’è posta per te. Il teatro? Mi manca il contatto diretto con il pubblico, gli applausi. È tutto molto diverso dall’impatto dello studio tv. In qualche modo supplisco con le serate nei locali che faccio nei week end. Lì in scena con me faccio salire a turno le ragazzine del pubblico e ballo con loro”» (“La Stampa”, 13/3/2003).