Paolo Mastrolilli, ཿAvvenire, 16/5/97;, 16 maggio 1997
SCIENZA
"Oggi gli studiosi sono forse nelle stesse condizioni d’ombra in cui Dante e Shakespeare hanno messo i poeti: Newton, Einstein e pochi altri hanno raggiunto i traguardi più importanti, e oggi agli scienziati resta solo la possibilità di aggiungere piccoli particolari. Anche personaggi celebrati come Stephen Hawking fanno ”scienza ironica”, cioè un’attività simile alla critica letteraria, con cui espongono punti di vista interessanti, senza raggiungere la verità assoluta. [...] La fusione nucleare sembra ormai troppo difficile, mentre gli studi sull’invecchiamento umano che dovevano portarci all’immortalità non hanno avuto successo. Abbiamo fatto progressi nel capire come si sviluppa il cancro, ma sul piano delle cure siamo ancora molto indietro. Qualcuno mi ha attaccato dicendo che è impossibile decretare la fine della scienza porprio mentre abbiamo appena cominciato a studiare la mente umana, eppure negli ultimi cento anni non sono emerse nuove idee oltre a quelle di Freud, che oggi vengono messe in discussione da più parti. Infine guardiamo un episodio di cronaca che ha fatto tanto scalpore, come la vittoria a scacchi di Deep Blue contro Kasparov. Si trattava di uno dei computer più potenti al mondo, programmato apposta per un gioco molto adatto alle sue caratteristiche, eppure ha faticato enormemente per battere un uomo, fra sospetti di combine organizzate per ragioni pubblicitarie: è questo il trionfo che ci aspettavamo della scienza applicata? La vera grande delusione di questo secolo, secondo me, è proprio la scoperta che la scienza non progredisce in modo costante ed illimitato. [...] La gente continua ad avere fede nella scienza anche a causa della fantascienza, che tramite i film fa sembrare vere cose inesistenti. In effetti le previsioni di Verne sull’uomo sulla Luna si realizzarono abbastanza rapidamente, ma perché la macchina del tempo o il superuomo costruito in laboratorio non sono mai nati? Bisogna mettere le cose in prospettiva storica. La scienza ha progredito molto velocemente per circa mezzo secolo, ma quella potrebbe essere stata solo una parentesi, e non la norma: oggi, quindi, potremmo essere rientrati nella fase di rallentamento" (John Horgan).