Rick Atkinson, ཿWashington Post 21/3/2003, 21 marzo 2003
Una corsa di 9 secondi contro l’orologio. «Avevo appena finito di rovistare nel sacchetto del pranzo quando due auto piene di uomini armati si sono fermate davanti alla mia tenda
Una corsa di 9 secondi contro l’orologio. «Avevo appena finito di rovistare nel sacchetto del pranzo quando due auto piene di uomini armati si sono fermate davanti alla mia tenda. Da uno dei veicoli sono scesi il maj. gen. David H. Petraeus, comandante della 101ma divisione aviotrasportata e viceré di Camp New Jersey, nel Kuwait centrale, e il suo boss, Lt. Gen. William S. Wallace [...] Avevamo appena iniziato a parlare del nostro ultimo incontro quando il lamento della sirena d’allarme del campo ci ha interrotto. Abbiamo tirato fuori dalle sacchette le nostre maschere antigas M-40, ce le siamo messe sulla faccia, abbiamo stretto i lacci. Il tempo limite era di 9 secondi, dubito che qualcuno sia riuscito a battere l’orologio. ”Il rifugio è da questa parte”, ha urlato una voce. Con Wallace, e il resto dell’entourage dietro di noi, ci siamo diretti verso il container lungo 20 piedi appena trasformato in un bunker antimissile. ”Ci sarà difficile fare una conversazione spiritosa”, ho detto. La mia voce, già ridotta a un patetico gracidìo per il disturbo respiratorio noto come ”malattia del Kuwait”, suonava piccola e strozzata fuori dalla maschera. [...] Due dozzine di persone affollavano il rifugio. Petraeus ha tentato di iniziare una conversazione, poi si è arreso. ”Pagherà per questo”, ha detto. Nessuno ha avuto bisogno di chiedere chi era quello che doveva pagare. [...] Dopo 15 minuti è suonato il cessato allarme. Una batteria di Patriot aveva distrutto in volo il missile iracheno. Grondanti di sudore, ci siamo tolti le maschere e le abbiamo rimesse nelle sacchette» (Rick Atkinson, ”Washington Post”).