ཿThe Economist 22/3/2003, 22 marzo 2003
La vittoria è certa, ma c’è vittoria e ”vittoria”. «America e Gran Bretagna saranno certamente in grado di occupare l’Iraq, distruggere le sue armi, smantellare il suo arsenale di armi di distruzione di massa e rimuovere il regime di Saddam Hussein
La vittoria è certa, ma c’è vittoria e ”vittoria”. «America e Gran Bretagna saranno certamente in grado di occupare l’Iraq, distruggere le sue armi, smantellare il suo arsenale di armi di distruzione di massa e rimuovere il regime di Saddam Hussein. Ma c’è un’enorme differenza tra vittoria e ”vittoria”. [...] La superpotenza americana è spesso riassunta nella sua capacità di disintegrare la resistenza del nemico con un massiccio potere di fuoco. Questa volta dovrà usare la sua abbagliante tecnologia non solo per spazzar via l’avversario ma per vincere nel modo più pulito possibile. Una vittoria senza spargimenti di sangue è un miraggio. Ma nella migliore delle ipotesi, se il regime iracheno è detestato come molti dicono, questa guerra potrebbe apparire come un colpo di Stato sostenuto da forze straniere più che come uno scontro tra nazioni» (’The Economist”).