Richard Perle, ཿThe Guardian 21/3/2003, 21 marzo 2003
La fine di Saddam e la fine dell’Onu. «Saddam Hussein se ne andrà alla svelta, ma non da solo, trascinerà con sé l’Onu
La fine di Saddam e la fine dell’Onu. «Saddam Hussein se ne andrà alla svelta, ma non da solo, trascinerà con sé l’Onu. Bè, non tutta l’Onu. I ”good works” sopravviveranno, la burocrazia del peacekeeping a basso costo rimarrà, i chiacchieroni sull’Hudson continueranno a piagnucolare. Quando passeremo al setaccio le macerie, sara bene ricordare, o meglio capire, il naufragio dell’idea liberal di una sicurezza attraverso leggi internazionali amministrate da istituzioni internazionali. [...] Il Consiglio di Sicurezza è capace di assicurarci l’ordine e salvarci dall’anarchia? La storia suggerisce di no. L’Onu sorse sulle ceneri di una guerra che la Società delle Nazioni non era riuscita ad evitare. [...] Durante la Guerra Fredda il Consiglio di sicurezza fu paralizzato senza speranza. L’impero sovietico non fu atterrato dall’Onu, ma dalla madre di tutte le coalizioni, la Nato. [...] Il Consiglio di Sicurezza usò la forza solo per impedire l’invasione della Corea del Sud, e ciò fu possibile solo perché non c’erano i russi con il loro diritto di veto. Un errore che non commisero più. Fronteggiando l’aggressione di Milosevic, l’Onu non riuscì a fermare la guerra nei Balcani né a proteggere le vittime. Toccò a una ”coalition of willing” salvare la Bosnia dallo sterminio. E quando la guerra fu finita, la pace fu firmata a Dayton, Ohio, non all’Onu. Il salvataggio dei musulmani del Kosovo non fu opera delle Nazioni Unite [...] Visto il fallimento cronico del Consiglio di Sicurezza nel sostenere le sue risoluzioni non si può sbagliare: semplicemente, non è in grado di adempiere al suo compito» (Richard Perle, ”The Guardian”).