Varie, 23 marzo 2003
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Savater Fernando
• Sen Sebastian (Spagna) 21 giugno 1947. Scrittore e filosofo. Tra i creatori della piattaforma civica ”Basta Ya!”, contro gli attentati dell’Eta (e perciò costretto a vivere sotto scorta) • «[...] uno dei maggiori filosofi contemporanei, autore del bestseller ”Etica per un figlio” [...]» (Federica Bianchi, ”L’espresso” 25/3/2010) • «[...] sebbene sia maggiormente conosciuto come autore di saggi filosofici e divulgativi [...] è anche drammaturgo e narratore. Il suo [...] romanzo La confraternita della buona sorte ha vinto [...] il premio Planeta, uno dei più munifici dopo il Nobel. [...]» (Sebastiano Triulzi, ”la Repubblica” 5/12/2009) • «La parola felicità suona troppo pretenziosa. Uno non può essere felice se pensa che può cessare di esserlo. Per essere felici, bisognerebbe essere invulnerabili. Altra cosa è l’allegria. Si è allegri in una situazione, qualunque cosa possa succedere in seguito. Allegria è accettare la vita come è, con entusiasmo […] Lavorare è andare tutti i giorni in miniera. Fare qualcosa di ripetitivo che non diverte. A me piace moltissimo leggere e scrivere. Mi guadagno la vita facendo quel che mi piace. Non è un lavoro [...] Ricordo quanto era misero il dopoguerra però la memoria è filtrata attraverso uno sguardo infantile, senza preoccupazioni. Rilke diceva che l’unica patria di un uomo libero è la sua infanzia. Patria da cui si è esiliati e a cui non si può ritornare […] Negli anni Sessanta ero uno studente e, anche se ero impegnato moderatamente in attività antifranchiste, pensavo soprattutto alla mia vita privata. Una dittatura non deve toglierti la vita, occupando tutti i tuoi pensieri e sentimenti. A me del franchismo dava fastidio l’aspetto rigido, autoritario, puritano. Ho sempre odiato la persecuzione dei piaceri e la mia ribellione fu più per motivi sociali che politici. In uno schedario della polizia mi si definiva ”anarchico moderato”. Quando l’ho saputo, ho pensato che l’autore della definizione non era stupido […] La movida fu un momento di liberazione. Le persone uscivano da un periodo oscuro e l’allegria dominava dappertutto, alla ricerca di esperienze nuove. Per me, è stato un gran finale della gioventù» (Mino Vignolo, ”Corriere della Sera” 21/3/2003).