Varie, 23 marzo 2003
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MARTINS Obafemi Lagos (Nigeria) 28 ottobre 1984. Calciatore. Del Wolksburg. Lanciato dall’Inter, ha giocato anche nel Newcastle • «L’unico scudetto vinto finora da presidente dell’Inter Moratti lo deve a lui
MARTINS Obafemi Lagos (Nigeria) 28 ottobre 1984. Calciatore. Del Wolksburg. Lanciato dall’Inter, ha giocato anche nel Newcastle • «L’unico scudetto vinto finora da presidente dell’Inter Moratti lo deve a lui. Quello delle capriole. […] Un gol ed una capriola dopo l’altra, ha fatto impazzire persino i guru del marketing che lavorano per l’Uefa […] arrivato in Italia, sognando un futuro sui campi di calcio, seguendo la pista che porta da Lagos a Reggio Emilia dopo aver messo in mostra le proprie doti nella squadra - scuola affidata a Sunday Oliseh, con il patrocinio del club emiliano. In quella bomboniera di piccoli talenti che è diventata la squadra primavera dell’Inter affidata a Corrado Verdelli, è approdato nell’estate 2001 ed ha subito conquistato tutti. Con la sua velocità e un formidabile istinto da goleador è diventato subito il simbolo, oltre che il trascinatore dell’Inter dei baby, quella che in una sola stagione ha vinto il titolo di categoria ed il torneo di Viareggio. Primo tifoso Massimo Moratti, che decise di scommettere sul suo talento investendo per un ragazzo di nemmeno 17 anni quasi un miliardo e mezzo di vecchie lire. […] ” bravo in tutto - ricorda Verdelli - ma di imparare l’Italiano non ne vuol sapere […] Non c’è dubbio che la velocità è una delle sue grandi doti […] Il suo pezzo forte è lo scatto tra i difensori avversari, attaccando gli spazi. Ora sa controllarsi, spesso gli è capitato di arrivare troppo veloce sul pallone. Ha grandi margini di miglioramento, soprattutto deve fare meglio sotto porta. Probabilmente si trova meglio come proprio attaccante, perché da seconda punta fatica un po’ a coordinarsi con il suo compagno. Non c’è dubbio che da prima punta ha fatto le cose più belle con la Primavera, anche le più spettacolari» (Gianni Piva, ”la Repubblica” 21/3/2003). «’La mia non è una storia di miseria nera. Mio padre adesso è in pensione ma, con l’aiuto di mia madre che ha il fiuto per gli affari, ha tirato su dignitosamente sia me che i miei sei fratelli [...] Non eravamo ricchi, anche perchè a Lagos di ricchi ce ne sono davvero pochi, ma nemmeno ridotti malissimo. E la mia velocità è una dote naturale [...] Da piccolo ero stato indirizzato alla ginnastica, uno sport che praticavo molto volentieri insieme con l’atletica leggera. Due discipline che mi hanno permesso di crescere muscoloso ed elastico al tempo stesso [...] I miei genitori volevano che studiassi fino a diventare un medico, un avvocato, un professore. Io preferivo correre al campetto dove i miei coetanei mi aspettavano per lepartite di pallone. Ben presto mi ritrovai arruolato da una squadretta, l’Ebeide: con il gol nacque un rapporto spontaneo” [...] Una fanciullezza quasi spensierata, all’interno di una famiglia normale. Certo, a 14 anni il nostro Oba non si vide recapitare il motorino bensì un biglietto aereo per Milano. Glielo portò un amico di famiglia, Churcill Oliseh, fratello di quel Sunday Oliseh che ha lasciato dei ricordi sia nella Reggiana che nel Borussia Dortmund. E dovette faticare moltissimo, il talent scout, per convincere papà Martins a dare l’okay. ”Ci fu una specie di scommessa, strappò una specie di ingaggio a termine: se non avessi sfondato in Europa entro un anno, avrei dovuto riprendere gli studi e pensare alla laurea. Preferibilmente in medicina. Un altro ottimo motivo... per buttare in rete quanti più palloni possibile [...] Del resto di Oliseh mi fidavo e avevo ben compreso che, se avessi voluto combinare qualcosa di buono, quel passo era indispensabile. Mi portai dentro un magone enorme, ma ero determinato a provare. La storia del mio idolo, Jay- Jay Okocha, fu unaspinta importante. Al pari dei successi ottenuti dal calcio nigeriano su scala internazionale”. Fidandosi di Oliseh, la Reggiana fece un ottimo affare. E ancora migliore fu il colpo dell’Inter che andò a prelevare Oba per un miliardo. Portando nel college della Primavera» (Nicola Cecere, ”La Gazzetta dello Sport” 31/7/2003).