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 2003  marzo 23 Domenica calendario

LATELLA

LATELLA Antonio Castellamare di Stabia 2 marzo 1967. Autore e regista teatrale. Direttore del Nuovo Teatro Nuovo (storico organismo della ricerca riconosciuto ”teatro di innovazione”) • « già un ”caso”. In Italia e, ora, anche all’estero. Qualcuno lo paragona addirittura a Fassbinder. […] ”Ho cominciato a 14 anni, vedendo Sei personaggi diretto da Patroni Griffi, capii che volevo stare lì. Entrai alla Scuola dello Stabile di Torino. Ero un giovane timidissimo. Feci il tirocinio alla Bottega dove Gassman, che mi stimava, mi volle nel Moby Dick. Poi vennero Di Marca, Ronconi nelle prove de Gli ultimi giorni dell’umanità, Patroni Griffi, Castri, con cui ho fatto tre spettacoli, De Capitani e Bruni, e Piscitelli». Appunto. […] Sono figlio di operai. Da Castellammare ci trasferimmo in Svizzera, e poi a Torino. A chi mi rimprovera per il troppo teatro che faccio io rispondo che mio padre ha lavorato 365 giorni all’anno […] A 25 anni misi in piedi Le serve in un bar-birreria a Roma. La prima regia ufficiale è stata Agatha della Duras all’Out Off di Milano. Poi s’è aperto il capitolo degli Shakespeare da Otello all’Amleto, al Riccardo III. Utili per studiare e fare teatro contemporaneo […] Mi sono sempre circondato di persone di grandi aspirazioni. Devo tutto a loro, ai loro sacrifici. Il teatro va restituito ad attori che raccontino loro stessi […] Mi interessa il Testori de I trionfi. Lì c’è tutto l’uomo e il lavorìo che si porta dentro […] Sono un divoratore di cinema, libri, giornali. Da Tarkovskij a un film dell’orrore come The Ring. Da un magazine a Dostoevskij […] Scrivo. Ho molti testi di teatro nel cassetto. Mi piacerebbe che da uno nascesse un film […] Sono grato d’essere vivo, e di fare quello che voglio. Una cosa che apprezzo avendo fatto l’infermiere in ospedale, dai 15 ai 17 anni. Anche quando è triste, l’uomo è straordinario”» (Rodolfo Di Giammarco, ”la Repubblica” 21/3/2003). «[...] ha il merito d’aver accumulato in tre anni un’emozionante, civile e poetica Trilogia di Pasolini (Pilade, Porcile, Bestia da stile) [...] Ha nel frattempo gettato le basi per un pionieristico spettacolo fuori dal consueto, dal raro testo La cena delle ceneri di Giordano Bruno, che è un inno alla vita e alle idee attraverso filosofia, letteratura e arte messe in commedia [...] si è trasferito a Berlino [...] ”Intanto io non sono un artista. La bellezza e il dolore del teatro è che fai cose che non restano, non ti sopravvivono. Mi reputo un regista e un uomo in continua ricerca di paternità. è successo qualcosa che ha condizionato un anno della mia vita, e per difendere il mio privato ho scelto Berlino, isola dove vivo come un pescatore che va a cercare in tutti i campi. Vado persino a scuola per imparare il tedesco (sono pessimo), m’abbandono alla solitudine degli ascolti, degli sguardi. Vado molto a teatro, più alla Volksbuhne che alla Schaubuhne. Frequento artisti. La cosa bella, in Germania, è il pubblico, che va a teatro per discutere. Perché non si può piacere a tutti. E lo star male, per i giudizi altrui o per quello che ti succede, è uno degli appuntamenti necessari alla crescita”» (Rodolfo Di Giammarco, ”la Repubblica” 1/7/2005).