Sergio Romano, ཿLa Stampa, 24/5/97;, 24 maggio 1997
Sindacati. Il diritto di essere considerati, a tutti gli effetti, i ”plenipotenziari” della società, i rappresentanti accreditati del ”mondo del lavoro” per tutte le questioni - salari, privatizzazioni, dismissioni, previdenza, sanità - che lo concernono direttamente o indirettamente "è una finzione
Sindacati. Il diritto di essere considerati, a tutti gli effetti, i ”plenipotenziari” della società, i rappresentanti accreditati del ”mondo del lavoro” per tutte le questioni - salari, privatizzazioni, dismissioni, previdenza, sanità - che lo concernono direttamente o indirettamente "è una finzione. Non mi riferisco soltanto al fatto che nessuna legge permette di rappresentare il grado di rappresentanza e democrazia. Mi limito a osservare che la centrale sindacale non è più in grado di rappresentare la complessità del ”mondo del lavoro”. Sono anni ormai che [...] come Benetton concede a un negozio il diritto di fregiarsi del proprio marchio e acquista in tal modo una vetrina di cui non è proprietario, così il sindacato concede il proprio nome a gruppi di dipendenti, soprattutto nell’amministrazione dello Stato, che perseguono obiettivi strettamente corporativi [...] Il grande sindacato è divenuto così responsabile, obiettivamente, di buona parte dei vizi e delle storture che affliggono il pubblico impiego: la giornata corta, il doppio lavoro, la soppressione delle note di qualifica e del giudizio di merito, l’impunità degli inetti, l’appiattimento delle retribuzioni. Per tirarsi dietro il maggior numero possibile di affiliati, il grande sindacato è diventato nella realtà una confederazione di piccole sovranità: i ferrovieri... " (Sergio Romano).