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 1997  maggio 26 Lunedì calendario

Gli amministratori e i sindaci delle 88 Fondazioni bancarie italiane sono 1125 (875 i primi, 250 i secondi)

Gli amministratori e i sindaci delle 88 Fondazioni bancarie italiane sono 1125 (875 i primi, 250 i secondi). Si tratta di dirigenti d’azienda, avvocati, notai, farmacisti... e, soprattutto, bancari. Nella maggior parte dei casi la loro nomina viene decisa da Comuni, Province, Regioni, Comunità Montane. In pratica sono nominati dai partiti. Sindaci e amministratori staccano i dividendi garantiti dalle loro banche e spendono questi soldi in una serie di interventi che dovrebbero avere come scopo l’utilità sociale. Attualmente le Fondazioni riescono ad utilizzare per opere di pubblica utilità solo un terzo delle risorse finanziarie di cui dispongono. Gli altri due terzi sono del tutto improduttivi. Il rapporto tra reddito e patrimonio (Roe) ha raggiunto nel nel 1995 a malapena l’1,95 per cento. L’1,35% rappresenta il tasso d’equilibrio, quello senza il quale le Fondazioni non riuscirebbero a sopravvivere finanziariamente. Il redditto disponibile per le erogazioni a fini istituzionali non supera dunque lo 0,60%. Per avere un termine di paragone si pensi che il Roe delle casse di risparmio nel 1995 si è attestato al 4,2%, mentre quello di alcune Fondazioni americane arriva al 20-25%. Dei 671 miliardi incassati nell’ultimo anno d’esercizio le Fondazioni ne hanno erogati solo 211: il resto se n’è andato fra accantonamenti (obbligatori per legge) e spese di mantenimento. Il capitolo spese è composto per il 27,5% dagli stipendi del personale, per il 38,8 per cento da spese generali (una voce di cui nessuna fondazione specifica i contenuti), per il 31,3 per cento da compensi agli organi collegiali (cioè i gettoni di presenza di amministratori e sindaci) e per il 2,4 per cento da ammortamenti. I 211 miliardi erogati sono andati ad iniziative di arte e cultura, assistenza sanitaria, contributi alla ricerca scientifica, sostegno a categorie sociali deboli.