(Stefano Mancini, "La Stampa" 15/3/2003) da pag.31, 15 marzo 2003
L’arbitro uruguaiano De Leo ha cercato per anni di punire, senza riuscirci, i calciatori del suo paese, abituati a sputarsi durante gli incontri: "Vedevo gli avversari asciugarsi di continuo la faccia, ma non li ho colti mai sul fatto" (negli anni Settanta non esisteva ancora la prova televisiva)
L’arbitro uruguaiano De Leo ha cercato per anni di punire, senza riuscirci, i calciatori del suo paese, abituati a sputarsi durante gli incontri: "Vedevo gli avversari asciugarsi di continuo la faccia, ma non li ho colti mai sul fatto" (negli anni Settanta non esisteva ancora la prova televisiva). Adesso, invece, grazie alle innumerevoli telecamere sparse sul campo di gioco, la pratica viene sempre punita. A gennaio l’Uefa ha inflitto quattro giornate di squalifica al calciatore francese del Celta Vigo, Peter Luccin, per aver sputato a un avversario (mentre Alvaro Recoba, reo di aver posato i tacchetti sulla faccia di un avversario, è stato punito con tre). Altri giocatori lancianti saliva: il torinese Diawara verso il barese Garzya (l’allenatore del Bari, Eugenio Fascetti, commentò: "Magari quello sputo era pure infetto"); il romanista Zago verso il laziale Simeone (gesto punito dai tifosi biancocelesti che gli rovinarono la festa per la comunione della figlia).