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 2003  marzo 20 Giovedì calendario

RAMA

RAMA Carol Torino 16 aprile 1918. Pittrice. «Treccia all’indiana che le copre la nuca, l’occhio bistrato ”all’egiziana” […] Bella matta, come diceva Mila, ancora piena di energia, gentilezza, ricordi, asprezze e quel suo linguaggio da far arrossire una sua possibile ”allieva” come la Littizzetto. […] Carriera non facile. Non doveva esser semplice per una donna dipingere nella Torino degli Anni ”30 o ”40, ma anche dopo. ”No. Ma a me voleva bene Casorati, io ero molto amica di sua moglie Dafne. Lui con me era meraviglioso, le sue sorelle un pò meno. Aveva tante allieve, ma diceva che io ero quella con più intuito, capace di risolvere situazioni, curiosa dei materiali, forza. Arrivava a dire che certe cose che facevo io avrebbe volute farle lui. Mi ricordo un suo disegno con una donna a gambe larghe, il sesso in vista, ondulato, pazzesco. Peccato che l’ho dovuto vendere. A lui piaceva la mia carica erotica, che riservavo solo ai miei quadri, mai nelle amicizie, con Antonicelli, Pavese o Calvino. Oggi a pensarci mi spiace: avrei potuto godere di più […] Le donne che fanno un buon lavoro sono detestate. Allora di brave c’era una allieva di Italo Cremona Carmelina Piccolis e la Levi. Devono essere belle e mediocri, attente e garbate. Io ero brava e bruttina. Forse oggi è un pò più facile, in generale molte donne hanno sostituito l’uomo […] Per fortuna avevo un po’ di stipendio, dopo la guerra, da Bertasso, alla Bussola, mi comprava un pò di quadri, non eran facili da vendere, avevo una fantasia rovente. Ma ero anche scentrata. Una mattina mi chiama all’una Casorati, ero appena sveglia, ho sempre dormito fino all’una, per dirmi che ero una stronza. Cosa avevo fatto? Su indicazioni di Casorati e tramite Bertasso, si era venduto bene un mio quadro a un medico collezionista. Io ero andata da lui e quello mi aveva mostrato un De Pisis, dicendomi. ”Guardi che bel De Pisis’. E io invece di annuire o stare zitta ho detto: ”Mah..non lo sò...pare impossibile’. E quello dopo che ero andata via si era attaccato al telefono con Bertasso, che gli aveva venduto il quadro, raccontandogli la mia reazione. Così Casorati mi urlava: ”Non sapevo che ti fossi laureata in storia dell’arte! Hai detto che è un falso’. No, io avevo solo detto ”una schifezza’. Se ne fanno, le facciamo anche io e te, Felice. Insomma finì che andai da Botasso a chiedergli scusa per il casino. Ma lui era sorridente, mi disse: ”Gli ho appena venduto un altro De Pisis’. Falso? chiesi. Ma perché non ho mai saputo stare zitta?”. […] ”Mi piacciono il rosso, il color della carne, il nero e anche il blu […] Ci sono pittori che danno più importanza ad un segno che a una fisionomia. Dopo Man Ray, Duchamp, Picasso, c’è stata l’impressione che fosse più facile dipingere.. si eran sovvertite delle regole. Io, per fortuna ero incazzata per conto mio e avevo le mie fantasie, la mia maniacalità. A me piacevano quei sessi femminili grandissimi che faceva Fontana, ringraziavo Manzoni che con le sue scatolette ci aveva invitato a pensare alla merda. Ma trovavo volgare che dovesse dichiarare, scrivendolo, che il barattolo conteneva merda. Quando io disegno un sesso maschile, e ne ho disegnati tanti, penso che non possano essere volgari perchè fan parte del corpo, come un piede, una testa. A me fan star bene, io disegno e sto bene. E senza paure. La paura è indice di qualcosa che non hai realizzato. Forse l’unica paura che può avere un artista è quella della povertà”» (’La Stampa”, 10/3/2003).