Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2003  marzo 18 Martedì calendario

MANKELL Henning Stoccolma (Svezia) 3 febbraio 1948. Scrittore • «Dopo il cinema (da Ingmar Bergman e Vilgot Sjoeman, su su fino a Bille August e Lasse Hallstrom), dopo le stagioni del pop (gli Abba, i Roxette, i Cardigans), questo in Svezia sembra essere il periodo fortunato per il poliziesco

MANKELL Henning Stoccolma (Svezia) 3 febbraio 1948. Scrittore • «Dopo il cinema (da Ingmar Bergman e Vilgot Sjoeman, su su fino a Bille August e Lasse Hallstrom), dopo le stagioni del pop (gli Abba, i Roxette, i Cardigans), questo in Svezia sembra essere il periodo fortunato per il poliziesco. Le librerie di Stoccolma e di Goteborg espongono decine di autori di gialli, prolifici e spesso fortunati. Fra le stelle di prima grandezza c’è la bionda Liza Marklund (in Italia esce da Mondadori), c’è Hakan Nesser (da noi è un autore Guanda) che in libri e videocassette racconta le indagini di Jan Miller, e sempre nella duplice versione da leggere e da vedere troneggia pure Ake Edwardson, il cui commissario Winter vigila sulla città di Göteborg. Ma sopra a tutti gli altri, naturalmente, c’è lui, Henning Mankell, con i suoi nove romanzi – uno all’anno dal 1991 – che hanno consacrato la figura del commissario Kurt Wallander, puntualmente divenuti tv-movie e ora disponibili anche in video. Fu lui l’apripista di questa nuova ondata, i suoi libri tradotti in Germania (in ordine sparso, non secondo la scaletta con cui erano usciti in Svezia) piacquero immensamente, tanto da assicurargli nel decennio appena trascorso lunghissime permanenze in testa alle classifiche, battendo addirittura il magico Harry Potter. Tradotto dovunque in Europa e nel mondo (in Italia i nove casi di Wallander sono editi da Marsilio), può vantare qualcosa come 15 milioni di copie vendute. Ha ricevuto numerosi premi. In Svezia, naturalmente, poi in Inghilterra e ora è stato nominato per un premio di scrittori di gialli a Los Angeles. Sposato tre volte (la terza e attuale signora è Eva Bergman, figlia di Ingmar e regista teatrale anche lei), divide la sua attività fra molte cose: il teatro (come regista e drammaturgo), la narrativa (’prima dei gialli avevo scritto una ventina di romanzi, con discreto successo”) , gli articoli per i giornali. Una parte dell’anno vive in Africa, in Mozambico, l’altra in Svezia. Circa 18 anni fa si stabilì a Maputo, dove fu chiamato a far parte del Teatro nazionale. Nonostante la sua passione per la musica, più precisamente per l’opera italiana (’in particolare amo Verdi, proprio come Wallander”) non ha mai firmato la regia di un melodramma, ”né mai lo farò, così come non dirigerò mai un film: non si può aver tutto nella vita” . […] ”Di scuola ne ho fatta poca. A 16 anni pensai che era una perdita di tempo e smisi di studiare, sapevo già che sarei diventato uno scrittore. Mio padre non mi ostacolò, io scelsi l’università della vita. Per un anno lavorai sulle navi, un anno lo passai a Parigi guadagnandomi da vivere come capitava. Tornato a Stoccolma, mi interessai al teatro. Non pensavo di essere un attore, volevo fare il regista e a 20 anni misi in scena il mio primo spettacolo professionale. Che andò bene”. E poi l’Africa. ”I primi tempi facevo ogni anno dei viaggi, poi andai in Zambia e infine in Mozambico. Terminato il periodo coloniale, là cercavano di costruire molte cose, anche un teatro. Così mi chiamarono”» (Ranieri Polese, ”Corriere della Sera” 8/3/2003).