Varie, 18 marzo 2003
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Haslett Adam
• Porchester (Stati Uniti) 24 dicembre 1970. Scrittore. Libri: Il principio del dolore • «Il suo talento letterario è diventato familiare al più raffinato pubblico di lettori statunitensi grazie ad un’appassionata dichiarazione di Jonathan Franzen (’ha un talento straordinario... questi racconti non solo vi appassioneranno; dopo averli letti vi sentirete anche più forti”) ed a una accoglienza critica che ha parlato dell’’inizio di una carriera fenomenale” (’New York Times”), di un ”prodigioso talento” (’San Francisco Chronicle”) e di ”racconti sorprendenti, che riescono a cogliere nel segno” (’The New Yorker”). Il principio del dolore colpisce immediatamente per l’amore che manifesta per i suoi personaggi depressi e disperati, e per l’anelito che essi hanno di sentirsi dire ”you are not a stranger here”, come suggerisce il titolo originale. Il mondo viscerale di protagonisti estremi contrasta con la timida gentilezza di una persona che ha deciso di prendere una laurea in legge a Yale come assicurazione sul futuro a rischio di ogni scrittore alle prime armi, e con l’arredamento minimalista dell’appartamento in cui vive, situato nella zona finanziaria di Wall Street. ”Non c’è lettore che non sia colpito dalla depressione di molti miei personaggi”, racconta [...] Ci sono altri elementi che colpiscono immediatamente: buona parte dei suoi personaggi sono gay, ed altri scivolano dalla depressione nella follia. ”Da un punto di vista artistico mi interessano particolarmente i personaggi con caratteristiche forti. Ma ovviamente c’è un dato personale: specie per quanto riguarda la depressione, ho vissuto da vicino delle esperienze dolorose, che mi hanno segnato profondamente. Ho capito con gli anni che riusciamo a comprendere qualcosa di noi stessi quando ci troviamo sotto pressione e di fronte a delle situazioni estreme. E’ uno dei momenti in cui riusciamo ad intuire con lucidità la possibilità della felicità, magari attraverso la serenità che attribuiamo agli altri. Voglio aggiungere tuttavia che nell’Ottocento alcuni dei miei personaggi sarebbero stati considerati soltanto degli eccentrici, consapevoli della loro depressione solo perché il mondo in cui vivono ha codificato il modo in cui si relazionano con l´esterno e con loro stessi. Non è un caso che uno di loro si rivolge ad un analista soltanto perché costretto” [...] L’ambientazione delle sue storie va dalla California al New England, dalla Gran Bretagna al midwest. ”Si tratta ancora una volta di scelte che rispecchiano una conoscenza personale e la volontà di ambientazioni che esaltano gli atteggiamenti e le caratteristiche psicologiche dei personaggi. Generalmente la mia prima ispirazione è legata ad un’atmosfera e ad un’ambientazione” [...] Il dolore sembra l’unico modo di crescere. ”Perché? Non è forse cosi? E’ una constatazione alla quale ho resistito per lungo tempo, ma che mi sembra ineluttabile. [....] La scrittura per me rappresenta la prima speranza, intesa come la possibilità di esprimersi”» (Antonio Monda, ”la Repubblica” 8/3/2003).