Adolivio Capece, La Stampa 11/3/2003, 11 marzo 2003
A 60 ANNI IL GRANDE SCACCHISTA SCEGLIE I GIOCHI GIAPPONESI
Bobby Fischer si dà allo shogi
«COME si vive in Giappone? Sempre meglio che in una prigione americana!». Non è sembrato molto felice della sua attuale sistemazione in un piccolo alloggio alla periferia nord di Tokyo, il mitico Bobby Fischer: anche se poi al cronista della Radio Filippina ha detto di essere comunque soddisfatto di questa soluzione, che gli permette di vivere anonimo. Bobby Fischer, la leggenda del mondo degli scacchi, ha compiuto domenica 60 anni: venne alla luce nell’Ospedale Civile di Chicago il 9 marzo 1943, alle 14.39. Figlio del fisico tedesco Gerard, rifugiatosi negli Stati Uniti poco prima della guerra (e ultimamente accusato di essere un agente segreto), e di Regina Wender, maestra elementare ebrea di origine svizzera, imparò a giocare a scacchi a 6 anni, quando la sorella maggiore, Joan, gli regalò i pezzi perché non andasse «a oziare con cattive compagnie a Brooklyn». Il ragazzino col più alto QI mai calcolato, superiore perfino a quello di Einstein, dimostrò subito di avere gli scacchi nel sangue. Dopo la conquista del titolo mondiale nel 1972, propose modifiche ai regolamenti che non furono acccettate. E allora scomparve per vent’anni. All’improvviso eccolo riapparire nel 1992 per il «match di rivincita» contro Boris Spassky. Aveva bisogno di soldi. E per una «borsa» di qualche miliardo di lire acccettò di giocare in Serbia, allora sotto embargo degli Stati Uniti. Per questa violazione, trovò una condanna della Corte Suprema Americana a dieci anni di carcere. E allora eccolo a Budapest insieme a Zita Racsny, una diciottenne ungherese che durante il «match di rivincita» aveva presentato come sua fidanzata. Nel 1998 l’incontro con Justine, un’altra diciottenne, di sangue cinese e filippino. Scappano insieme a Manila: la ragazza gli dà una figlia. Ma dura poco. «Basta con gli scacchi» afferma un giorno. E parte per il Giappone, affascinato da «shogi» e «go», due giochi che nella Terra del Sol Levante sono diffusi più che da noi il calcio. Adesso la bimba ha poco più di due anni, si sa che Fischer mantiene lei e la madre e due volte l’anno va a trovarle. Forse ha passato il suo sessantesimo compleanno muovendo pedine assai diverse da quelle che gli hanno dato fama e immortalità: forse l´addio agli scacchi è definitivo." (Adolivio Capece)