Filippo Ceccarelli, ཿLa Stampa 14/3/2003, 14 marzo 2003
La maga di Sarno. «Converrà qui ricordare che alla tenerissima età di otto mesi, per quanto già precocissima, Lucia veniva imboccata dalla mamma, con un classico cucchiaino
La maga di Sarno. «Converrà qui ricordare che alla tenerissima età di otto mesi, per quanto già precocissima, Lucia veniva imboccata dalla mamma, con un classico cucchiaino. Pare superfluo ricordarlo, ma fuori quella sera c’era un gran temporale, tuoni e saette. Ed ecco che un fulmine entrò per la finestra della cucina, nella casetta di Sarno, in provincia di Salerno, città natale di Giovanni Amendola (liberale per molti versi esoterico). E insomma questo fulmine si abbattè sul cucchiaio - appunto - e sulla piccolina, che restò tramortita. Ma viva, altroché se viva. Bene, in tutte le culture mediterranee, dalla brontoscopia etrusca in poi, coloro che erano colpiti dalla folgore venivano considerate creature molto speciali, predestinate. Tale è senz’altro - a pensarci bene anche nel nome e cognome - Lucia Annunziata. Figlia di un ferroviere. Prosegue la leggenda che qualche anno dopo il papà la portava tutte le mattine all’asilo, in treno, affidandola a un collega in quel di Avellino Scalo. Un giorno nevicava e per non farle bagnare le scarpine Lucia venne provvisoriamente deposta sulla carta di un quotidiano. E qui, come in un racconto edificante, si scoprì che la piccola sapeva leggere. Aveva imparato da sola. Prodigi, dunque. Tanti anni dopo queste storie della folgore e dell’auto-apprendimento piacquero assai a Enzo Siciliano, che prese a chiamarla: ”la maga di Sarno”» (Ceccarelli).