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 2003  marzo 17 Lunedì calendario

PAPARESTA

PAPARESTA Gianluca Bari 25 maggio 1969. Arbitro di calcio • «[...] uno dei protagonisti dell’episodio forse più eclatante di Calciopoli [...] ha pagato con l’inibizione di tre mesi la notte di Reggio Calabria del novembre 2004, il dopopartita passato alle cronache per la sfuriata di Luciano Moggi negli spogliatoi del fischietto barese colpevole di non aver dato un rigore alla Juve e di aver annullato un gol ai bianconeri in pieno recupero. ”Contrariamente a quello che dice Moggi, non mi hanno mai chiuso dentro lo stanzone degli spogliatoi, fuori c’erano ispettori di Lega, della Figc, forze dell’ordine, nessuno si è accorto di nulla”, è sempre stata la tesi difensiva di Paparesta che pagò con la squalifica per non aver denunciato fatti che Lucianone raccontava in telefonate intercettate. La giustizia sportiva sanzionò (per poi annullare il verdetto) l’arbitro pugliese anche per i rapporti con l’ex dirigente del Milan Leonardo Meani. Ma quando in scena sono entrati i tribunali ordinari, per il commercialista di Bari ci sono stati solo stralci e archiviazioni [...]» (Guglielmo Buccheri, ”La Stampa” 10/9/2009) • «Laureato in economia, figlio d’arte (papà Romeo ha arbitrato 107 gare in A e ora è responsabile del settore tecnico arbitrale), appassionato di tennis […] Paolo Casarin: ” sempre stato considerato un grande talento, tutti ci aspettavamo molto da lui […] Farà carriera anche a livello internazionale”. […] Il difetto peggiore? Per chi lo conosce dai tempi della C un pizzico di narcisismo: gli è capitato di chiedere ai fotografi qualche bello scatto per la sua collezione di Paparesta ”in azione”. Per gli interisti essere stato spettatore dello psicodramma del 5 maggio 2002, Lazio-Inter 4-2 e addio a uno scudetto già vinto» (Luca Valdiserri, ”Corriere della Sera” 4/3/2003) • «[...] ”Mio padre mi ha agevolato ad arrivare prima ad alti livelli, andavo sempre al campo con lui, ho immagazzinato tante esperienze sin da ragazzino e devo dire che arbitrare è una scuola di vita. Ti fa maturare prima perché ti mette a confronto con un ambiente ostile [...] Non dimenticherò mai la mia prima partita importante: un Milan- Juventus posticipo serale. Mi emozionai soltanto a guardare l’imponenza di San Siro nel pomeriggio: la gente, i bagarini, i colori. Non ci potevo credere che da lì a poco sarei stato anch’io della partita. Ricordo che concessi al Milan un rigore inesistente per la tv, ma dal campo sembrava che ci fosse. Il giorno dopo ero molto amareggiato, ma che vuoi fare? Si ricomincia” [...] ha diretto Lazio- Inter del 5 maggio. ”Non la dimenticherò mai. Nell’ultimo quarto d’ora si è passati dalla festa alla delusione: mi sono concentrato al massimo per non prendere decisioni errate [...] Dopo un po’ di volte che ti vedono i giocatori ti accettano più facilmente, non è facile arbitrare partite importanti quando si è alle prime armi perché ti testano” [...] . Ha attraversato un periodo stupendo nella stagione 2002- 2003, poi ha subito un lieve calo, pur rimanendo nella cerchia dei migliori arbitri italiani. Come mai? ”Ci sono diverse componenti: a volte sei più in forma, a volte meno, a volte una decisione lascia perplessità. Può succedere. In quella stagione andai molto bene perché mi capitarono molti scontri diretti tra big e li superai [...]” [...]» (Gabriella Mancini, ”La Gazzetta dello Sport” 22/1/2005).