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 2003  marzo 17 Lunedì calendario

Galesi Mario

• Macerata 23 agosto 1966, Arezzo 2 marzo 2003. Terrorista. Prima di morire aveva sparato al poliziotto Emanuele Petri, uccidendolo • «’Era un ragazzo”. Inteso alla romana: uno semplice, mai cresciuto. [...] La sua firma in calce a qualche documento del centro sociale ”Blitz”, una risoluzione ”contro i tiranni che opprimono il Sudafrica” (è del 1987). Un lungo documento-invettiva contro gli spacciatori di eroina della zona Colli Aniene- Tiburtina. E poi altri volantini, contro il nucleare. [...] Nasce in una casa che è ancora sua, per un terzo. La nonna l’aveva lasciata ai tre nipoti romani, Mario e i suoi due fratelli. La madre Ilaria, insegnante, era vissuta lì fino al matrimonio (aprile 1959) con Gesualdo Galesi, anche lui professore, poi preside. Dopo, i genitori tornano a Caltagirone, città del padre, poi arriva il trasferimento nella Capitale. Il percorso di Mario Galesi comincia qui. Casa al quartiere Tiburtino. Il ginnasio al liceo Tasso, voti bassi, la prima attività ”militante”. Cambia scuola, altri due anni al liceo artistico di via Ripetta. Nelle parole di un suo amico: ”Uno sensibile alle ingiustizie”. Il ”Ripetta” è uno dei pochi licei romani che continuano a fare politica. Sono gli anni del riflusso. Lui non ci sta. Qualche scontro con i ”fascisti”, i nemici sono gli ultrà laziali, i ”picchiatori” di piazza del Popolo. I libri non sono mai ”politici”: narrativa, comprata solo alla ”Feltrinelli” di via del Babbuino, per coerenza. La maturità alla quale tenevano tanto i genitori non arriverà mai. E’ uno dei promotori del centro sociale ”Blitz”, una vecchia scuola abbandonata, zona Colli Aniene. Uno dei primi nati a Roma negli anni Ottanta, dopo il ”Sisto Quinto” di Val Melaina, rifugio dei ”vecchi” autonomi. Al ”Blitz” sono più giovani e intransigenti. Lui, raccontano, è uno dei pochi che si mette muso contro muso con i pusher. Gli piacciono i lavori manuali, aiuta a tirare su il Cineforum e la sala concerti. Nel 1986 c’è l’episodio del Flaminio. Galesi era nel ”movimento autoriduzione”. Voleva entrare gratis il giorno dopo, dicono. Un concerto di reggae, la sua passione. In scaletta i Wailers, ex gruppo di Bob Marley. La pioggia lo farà spostare alla Tenda di viale De Coubertin, lui intanto si becca la prima condanna. Il 22 gennaio 1987, a 57 anni, muore sua madre Imperia. ”Con lei aveva un legame forte, con il padre non si capivano”, dicono gli amici. Lui è fisso al ”Blitz”, non c’è più il nucleare, sono i giorni della prima Intifada, le manifestazioni ”a sostegno del popolo palestinese”. Vive di lavoretti. Commesso in un supermercato, il part time in un mega store. Nel 1997 il ”Blitz” chiude. Ma i suoi compagni lo ricordano in prima fila alle manifestazioni fino al 1993. Poi, si fa vedere sempre meno. [...] Nel 1997 la rapina all’ufficio postale. A casa sua viene trovato uno strano testo, che fa pensare al piano per una rapina, o peggio. [...] L’avvocato difensore dell’epoca ricorda le tensioni con la famiglia: ”I fratelli lo rinnegarono, gli dissero che si doveva vergognare, che doveva rinunciare all’eredità del padre, morto da poco”. Lui ascoltava, impassibile. Dice D’Erme: ”Viveva come negli anni Settanta, stessa tensione, stessa rabbia. Con un decennio di ritardo”» (Marco Imarisio, Maria Rosa Spadaccino, ”Corriere della Sera” 5/3/2003).