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 2003  marzo 17 Lunedì calendario

D’INZEO

D’INZEO Raimondo Poggio Mirteto (Rieti) 2 febbraio 1925. Cavaliere, campione d’equitazione. Il minore «dei ”d’Inzei”, i fratelli d’Italia che ai loro tempi erano più celebri anche di quelli di Mameli [....] Rappresentava l’improvvisazione, l’estemporaneità, l’invenzione [...] cavaliere geniale» (Piero Mei, ”Il Messaggero” 4/3/2003). «[...] il miglior cavaliere della storia, un titolo simbolico ma prestigioso assegnato a Raimondo D’Inzeo da un referendum tra i giornalisti di equitazione di tutto il mondo. [...] ”Ho cominciato nel 1948 a Londra e ho disputato i miei ultimi Giochi nel ’76 a Montreal. Mi resta un rimpianto, però. Non ci fosse stato il veto del governo alla presenza di noi militari a Mosca ’80, Piero e io avremmo potuto toccare quota nove Olimpiadi, un record assoluto [...] Piero e io siamo cresciuti insieme, lui ha cominciato a cavalcare prima di me perché ha due anni in più. Ad avviarci all’equitazione è stato nostro padre, un sottufficiale che faceva l’istruttore. Piero per me ha sempre rappresentato un punto di riferimento, come io per lui. Tra noi c’era agonismo, non rivalità. Batterlo rappresentava un punto d’arrivo. Eravamo molto legati [...] Il quaranta per cento spetta al cavallo e il sessanta al cavaliere. Siccome il cavallo è un essere animato e non una macchina, è però fondamentale trovare l’intesa, una sorta di complicità tra animale e uomo, creare un binomio, essere all’unisono [...] Merano, Posillipo e Fiorello. Merano era il più combattivo e con lui conquistai due argenti olimpici nel 1956. Posillipo, quello della vittoria di Roma ’60, era invece il più elegante. Ma il cavallo più completo è stato Fiorello, col quale arrivai al bronzo a squadre nel ’72 ai Giochi di Monaco [...] Stipendio da ufficiale a parte, ricevevo soltanto i rimborsi spese e qualche premio, al massimo l’equivalente odierno di venti o trenta euro. Giravamo il mondo cercando di cavarcela da soli. Con noi c’era soltanto Germano, un personaggio mitico, che faceva un po’ di tutto: maniscalco, veterinario, sellaio, consigliere, autista e cuoco” [...]» (Mario Gherarducci, ”Corriere della Sera” 8/2/2005). «Aveva tentato di seguire un corso di studi presso l’università di Roma, ma il richiamo dell’equitazione era troppo forte perché potesse resistervi. Dopo il servizio militare s’era arruolato nei Carabinieri, l’arma a cavallo della pubblica sicurezza italiana [...] Il suo nome è legato ad alcuni dei più bei gioieli della razza equina: Merano, considerato insieme ad Halla, montato dal tedesco occidentale Winkler, il migliore saltatore di tutti i tempi, ma anche Posillipo, il ”fratellastro” di Merano, in sella al quale ha conquistato il titolo olimpionico» (Jean Boully, I Grandi dello Sport, Gremese 1990). Palmarès: medaglia d’oro nell’individuale alle Olimpiadi del 1960, argento nel 1956 nell’individuale e nel concorso a squadre, bronzo nel 1960, 1964, 1972; campione del mondo individuale nel 1956 e nel 1960, secondo nel 1955, terzo nel 1966.