Varie, 17 marzo 2003
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Buchholz Horst
• Berlino (Germania) 4 dicembre 1933, Berlino (Germania) 3 marzo 2003. Attore • «Famoso come il più giovane, scapestrato ed eroico pistolero dei Magnifici sette nel famoso film di Sturges del 1960. Di recente, aveva il ”phisique du rôle”, è stato il dottor Lessing, medico nazista che fa gli indovinelli, va al ristorante e alla fine incontra il protagonista nel lager in La vita è bella di Benigni. Studente di recitazione, doppiatore alla radio, piccole parti in teatro, finché nel ’55 Duvivier lo fa debuttare nel cinema in Marianne, cui segue Cielo senza stelle di Kautner, successo a Cannes. Dopo il western con McQueen, lo vogliono ovunque, perfino in un musical a Broadway, Chéri di Colette. Ma la proposta più divertente è di Billy Wilder, che gira con lui a Berlino nel ’61 Un, due, tre!, satira di capitalismo and comunismo un anno dopo il Muro. E se Cagney è il capitalista, Buchholz è il futuro genero, dissidente comunista. Horst prosegue poi con Fanny di Logan, e in Italia fa Marco Polo. Ma il suo aspetto introverso, l’aria triste e gli occhi sottili come pensieri infelici, che esula dal cliché del seduttore, lo rende ideale per i tormenti borghesi del protagonista de La noia il film con la Spaak che Damiani ricavò dal libro di Moravia, e poi nell’amante in panne dell’ultimo film di Pietrangeli Come, quando, perché. Il secondo tempo della sua carriera lo vede in tv, in Derrick e Fantaghirò, finché Wenders non lo recupera come gangster redento in Così lontano, così vicino, del ’ 93» (Maurizio Porro, ”Corriere della Sera” 4/3/2003).