Varie, 17 marzo 2003
BELISARI
BELISARI Stefano Milano 30 luglio 1961. Cantante. Bassista. L’Elio di Elio e le storie tese, «gruppo di impossibile catalogazione, che spazia con la sua produzione dal rock alla canzone, dal vaudeville al Rhythm &Blues e ad altro ancora: unico punto di possibile riferimento e la caleidoscopica arte di Frank Zappa, con un’accentuazione del lato comico e surreale. Forse si è più vicini al vero parlando di ”metamusica”, dato che cresce per accumulazione di materiali desunti dalla televisione, dal cinema, dalla pubblicità e frullati in un insieme organico e iconoclasta, quasi un ubriacante zapping sonoro. Ma sotto allo sberleffo, al ghigno e alla dissacrazione affiora un’ottima preparazione musicale che permette di conferire unità ad un assemblaggio così ardito. Da segnalare gli album Elio Samaga Hukapan Karijana Turu (1989), Italyan Rum Csasus çikti (1992, comprendente Pippero) ed Eat the Phikis (1996, con Mio cuggino), oltre al successo ottenuto al Festival di Sanremo del 1996 con La terra dei cachi» (Dizionario della Musica Italiana – La canzone italiana, Newton&Compton 1997). Appassionato di calcio (è interista), cui ha dedicato molte canzoni (Cinica lotteria dei rigori, Ti amo campionato, Ameri, Amico uligano, Giocatore mondiale, Concetto di banana), ma soprattutto di baseball, tanto da aver messo in piedi con il collega Nicola Fasani detto Faso una squadra, la Ares, giunta fino alla serie A-2 (lui gioca esterno): «La storia inizia nel 1979, ”giorno più, giorno meno”. Erano gli anni dell’oratorio e della spuma da cento, delle figurine Panini e di John Holmes, dei locali underground sui Navigli e dei campi di calcio, dove Elio e Faso sgambettavano in Promozione. Poi c’erano le domeniche al parco Lambro e una (ex) fidanzata di Faso che amava Charlie Brown. ”Perché non provate pure voi a giocare a baseball?”. Disse una volta. Detto, fatto. ”Abbiamo provato, sì: con i guanti da sci e le palline da tennis. Poi abbiamo fatto un passo avanti: siamo andati sul campo vero. Per poterlo usare dovevamo formare una squadra, così abbiamo chiamato un po’ di amici e ci siamo costituiti in team, anche se un po’ controvoglia. Una volta iscritti alla Fibs, nell’87 siamo stati obbligati a fare la C-2. Indimenticabile l’esordio: perdemmo 46 a 4 sul campo di Cernusco, però era già un miracolo aver fatto 4 punti! A fine stagione vantavamo due vittorie: un successo per degli autodidatti!”» (Silvia Guerriero, ”Sportweek” 19/5/2001).