Paul Martin, "La Stampa (ttL)", 22/2/2003 pagina 12., 22 febbraio 2003
Thomas Mann, che ricordava con chiarezza ogni letto in cui aveva dormito: «E’ un santuario di biancheria profumata, dove ci abbandoniamo inconsci, le gambe raccolte come una volta nell’oscurità dell’utero, attaccati di nuovo, come allora, al cordone ombelicale della natura da cui traiamo per vie misteriose nutrimento e rigenerazione; è un magico guscio che di giorno rimane coperto e inosservato nel suo angoletto mentre di notte ci trasporta sulle onde del mare della dimenticanza e dell’infinito»
Thomas Mann, che ricordava con chiarezza ogni letto in cui aveva dormito: «E’ un santuario di biancheria profumata, dove ci abbandoniamo inconsci, le gambe raccolte come una volta nell’oscurità dell’utero, attaccati di nuovo, come allora, al cordone ombelicale della natura da cui traiamo per vie misteriose nutrimento e rigenerazione; è un magico guscio che di giorno rimane coperto e inosservato nel suo angoletto mentre di notte ci trasporta sulle onde del mare della dimenticanza e dell’infinito».