Francesco Giavazzi, ཿCorriere della Sera 7/3/2003, 7 marzo 2003
Il futuro delle banche italiane. «Tra banche e assicurazioni, se una dovesse detenere quote azionarie dell’altra (non è ovvio che ciò debba accadere, ma consideriamo il caso che decidano di farlo), sono le compagnie di assicurazione che dovrebbero essere investitori di lungo termine nelle banche, non viceversa, in considerazione delle diverse caratteristiche delle passività di banche e assicurazioni: liquide e a breve scadenza quelle delle banche, più stabili quelle delle compagnie di assicurazione
Il futuro delle banche italiane. «Tra banche e assicurazioni, se una dovesse detenere quote azionarie dell’altra (non è ovvio che ciò debba accadere, ma consideriamo il caso che decidano di farlo), sono le compagnie di assicurazione che dovrebbero essere investitori di lungo termine nelle banche, non viceversa, in considerazione delle diverse caratteristiche delle passività di banche e assicurazioni: liquide e a breve scadenza quelle delle banche, più stabili quelle delle compagnie di assicurazione. Ma fintantoché la Banca d’Italia, che pure dovrebbe occuparsi di concorrenza, impedirà che nella finanza italiana non vi sia un po’ di mercato vero, cioè un po’ di stranieri, e le banche risponderanno alle fondazioni, attendersi che queste siano le considerazioni che le guidano [...] è evidentemente troppo» (Francesco Giavazzi).