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 2003  marzo 10 Lunedì calendario

Demolito a Mosca l’Intourist Hotel, simbolo dell’ospitalità sovietica dai tempi di Leonid Brezhnev: cimici piazzate in ogni telefono, inservienti che annotano i movimenti degli ospiti, scarafaggi e prostitute a passeggio

Demolito a Mosca l’Intourist Hotel, simbolo dell’ospitalità sovietica dai tempi di Leonid Brezhnev: cimici piazzate in ogni telefono, inservienti che annotano i movimenti degli ospiti, scarafaggi e prostitute a passeggio. Nella nuova Russia di Putin si può scegliere fra: il Baltschung Kempinski (caro al presidente Silvio Berlusconi) o il Marriott Aurora, alberghi rimodernati col capitale straniero dove una stanza costa circa 300 dollari; l’Ucraina, «una delle sette meraviglie della capitale», dove si può trovare una stanza a 80 dollari (100 se si prende una camera «con un arredamento più moderno e meno visitato da insetti»). L’albergo non ha un centralino per passare le telefonate ai clienti e ogni stanza ha un numero diretto. Al Rossia invece, tanto grande che «ci vogliono 40 minuti per percorrerne il perimetro», le stanze sono piccole celle piene di mobili: 40 dollari per lo stile sovietico e 70 per quello moderno. Al Mosca, famoso per i due stili diversi della facciata (Stalin, ubriaco, diede il suo assenso a tutti e due i progetti presentati dall’architetto), sconsigliano le stanze più economiche (50 dollari) perché non sono rinnovate e i letti sono strettissimi. Le altre costano 80 dollari. Nella hall si può trovare compagnia femminile disponibile. Per gli appassionati di storia, l’ex albergo Lux (ora Zentralini) già dimora abituale di Togliatti e Gramsci. Il costo è basso, la pulizia approssimativa e il servizio scadente. E, alternativa di gran lusso, il Metropol, davanti al Bolschoi e a due passi dalla Piazza Rossa. Qui la vedova di Nikolai Bucharin raccontava di aver conosciuto il marito, seguita dagli sguardi gelosi di Stalin innamorato. Lo stesso che poi avrebbe fatto eliminare Bucharin nel ’38.