Corrado Augias, "la Repubblica" 8/3/2003, 8 marzo 2003
"Né si pensi che il disprezzo della gloria, della superbia, dei nasi ritti, delle labbra arroganti, dei sopraccigli alzati, dei manti di broccato, e di tutto quel che fa la boria dell’uomo, sia cosa d’oggi, in Prato: è cosa antica
"Né si pensi che il disprezzo della gloria, della superbia, dei nasi ritti, delle labbra arroganti, dei sopraccigli alzati, dei manti di broccato, e di tutto quel che fa la boria dell’uomo, sia cosa d’oggi, in Prato: è cosa antica. Ogni volta che qualche Papa, o Re, o imperatore, capitava a passar per Prato, i miei pratesi eran tutti lì (...) a calcolar fra loro a voce alta il prezzo del panno di cui vestiva quel gran personaggio (...) e se fosse lana damaschina o tela di Fiandra o seta di Lione o lanina, e se insomma vestivano da galantuomini o da campigiani. E avevan l’aria di dire con gli occhi "a Prato avete da finire", cioè, a Prato han da finire, in cenci, tutte quelle vostre sete e quei vostri broccati. Come avviene quando passò per Prato il Re di Francia Carlo VIII, quello delle trombe e delle campane, sceso in Italia per insegnare agli italiani il rispetto per chi comanda: i miei pratesi non si accontentavano di far la stima del panno di cui vestiva quel Re, ma dicendo "a Prato hai da finire", si voltarono tutti insieme contro il muro per farsi una pisciatina" (Curzio Malaparte "Maledetti toscani" citato a proposito degli insulti rivolti dai toscani a Berlusconi che lo avrebbero indotto a non comprare un podere a Montalcino)