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 2003  marzo 03 Lunedì calendario

Ad Ascoli Piceno, nel bunker del carcere dove è rinchiuso Totò Riina, il cortile dell’aria è lungo otto passi e largo tre e mezzo, per arrivarci bisogna fare undici passi, per la doccia ne bastano cinque, tre per la cella del boss

Ad Ascoli Piceno, nel bunker del carcere dove è rinchiuso Totò Riina, il cortile dell’aria è lungo otto passi e largo tre e mezzo, per arrivarci bisogna fare undici passi, per la doccia ne bastano cinque, tre per la cella del boss. Qui, per un anno e mezzo, ha vissuto anche il camorrista di piccolo calibro Salvatore Savarese, incaricato di socializzare col padrino: «Al piano di sopra i 41 bis "normali" possono giocare a pallone e mangiare l’uno nella cella dell’altro. Gli spazi sono molto più ampi: per andare all’aria sono centosei passi, il cortile è lungo diciassette». Altre lamentele: «Le telecamere ti spiano ad ogni angolo, il neon è accesso 24 ore su 24. Riina ha pure il bidé, io avevo solo il gabinetto, un cubicolo ricavato da uno sgabuzzino». Dopo il pranzo (che per Riina arrivava chiuso con un lucchettone aperto solo dall’ispettore) i due giocavano a carte, briscola, tresette: «Lui vinceva spesso, è molto riflessivo oltre che educato». Quando Salvatore raccontava barzellette, la guardia addetta all’assolto scriveva sul rapporto quotidiano: «Riina e Savarese ridono» (tutto ciò che accade nel bunker viene annotato, orario compreso). Sulla parete davanti alla cella, la foto di Borsellino e Falcone che si parlano sorridenti: «Un giorno chiesi al mio compagno: "Che effetto ti fa?". E lui: "Che c’entro io, che l’hanno messa per me?"». Quando morì la madre di Riina, 92 anni, Savarese, per rispetto, quella sera non accese la tv (in carcere s’usa così). Che stava arrivando Natale lo capirono dagli spot televisivi, per Capodanno l’unica concessione fu lo spioncino della cella aperto fino alle 22: «Fuori, come ogni sera, lasciammo tutti gli oggetti che non è consentito tenere di notte: fornelletto, spazzola, tagliaunghie, shampoo. ma dico io, se di notte mi sento male e mi voglio fare una tisana, perché non posso?».