Roberto Beretta, "Avvenire" 4/3/2003 pagina 26., 4 marzo 2003
Il teologo tedesco Otto Hermann Pesch, che ha voluto riscrivere la favola di Cappuccetto Rosso secondo lo stile dei suoi colleghi (esegeti, missionologi, canonisti ed ecumenisti)
Il teologo tedesco Otto Hermann Pesch, che ha voluto riscrivere la favola di Cappuccetto Rosso secondo lo stile dei suoi colleghi (esegeti, missionologi, canonisti ed ecumenisti). La favola («il midrash pseudoepigrafico della letteratura sapienziale»), "Cappuccetto Rosso in facoltà teologica", comincia col classico «c’era una volta», che in teologhese diventa «quando giunse il kairòs». Cappuccetto Rosso, «nata da un matrimonio fra cristiani di diversa confessione», fu mandata ad «esercitare l’amore del prossimo nei confronti della nonna». Obbediente, la bambina «si lasciò colpire esistenzialmente dal kérygma e si decise per la propria autenticità», avviandosi nel bosco per «compiere il suo esodo». Lì incontrò il lupo che, «nonostante l’acuta consapevolezza profetica» da lei dimostrata, riuscì a distrarla inducendola a cogliere «erbe amare per la cena di Pesach». Così la bestia potè «divorare la nonna con grande sicurezza metodologica» e poi inghiottì anche la piccola, incurante che lei cercasse di «realizzare un frammento di esistenza dialogica con lui». Per fortuna giunse il cacciatore, «simbolo della riflessione critica sull’agire della Chiesa», che «liberò in modo pragmatico» nonna e nipote, «realizzando il modello soteriologico e la dimensione amartocentrica dell’opera della redenzione». A questo punto, la «diakonìa di Cappuccetto ha raggiunto la sua definitività escatologica».