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 2003  marzo 04 Martedì calendario

CURRERI Gaetano

CURRERI Gaetano Bertinoro (Forlì) 26 giugno 1952. Cantante e tastierista degli Stadio, nati nel 1979 come band che accompagnava Dalla e De Gregori nel tour di Banana Republic. Tra i più grandi successi Grande figlio di puttana, che inserito nella colonna sonora del film Borotalco di Carlo Verdone li portò nel 1981 alla conquista del David di Donatello e del Nastro d’argento come miglior colonna sonora. «Hanno pubblicato il primo disco, chiamato semplicemente Stadio, nel 1982. Continuano a lavorare con Dalla, ma collaborano anche con Ron e Antonello Venditti. Sono loro a scoprire Luca Carboni e a produrre il suo primo album. Dopo La faccia delle donne del 1984, nello stesso anno arriva il successo di Chiedi chi erano i Beatles. Quindi arrivano Canzoni alla radio, Canzoni allo stadio, Puoi fidarti di me, Siamo tutti elefanti inventati, Stabiliamo un contatto, Di volpi di vizi e di virtù e l’ultimo Occhi negli occhi uscito nel 1992. La band ha partecipato tre volte al Festival di Sanremo: nel 1984, nel 1986 e nel 1999. Aperti alle collaborazioni, gli Stadio hanno realizzato le colonne sonore per i film di Carlo Verdone Borotalco, Acqua e sapone, I due carabinieri, Stasera a casa di Alice . E Verdone è uno dei pochi sforamenti dal giro bolognese-emiliano: dopo i già citati Dalla, De Gregori, Ron e Carboni gli Stadio hanno lavorato con Vasco Rossi (è stato il rocker a firmare la canzone con la quale andarono a Sanremo ’99), Morandi (per il progetto Dalla-Morandi) e con il comico Alessandro Bergonzoni» (R. S., “Corriere della Sera” 3/3/2003). «[...] Scrivere belle canzoni è la scommessa più ardua che esista per un musicista [...] Ogni volta si parte senza certezze, con mete che cambiano di volta in volta. [...] Per anni ho sentito intorno a me e agli Stadio un certo fare canzonatorio. Quando si vuole denigrare qualcuno che suona si dice che le sue sono canzoni per parrucchiere. Abbiamo sofferto per anni questa emarginazione. Sentivamo di scrivere canzoni pop d’autore e ci sentivamo bistrattati [...] Tra le parrucchiere vi sono anche persone profonde e non banali: una volta in un salone di bellezza mi è capitato di ascoltare Music for airport di Brian Eno. Ed è stato bellissimo [...] Le canzoni che scrivo per noi o per altri sono tutte uguali. Le cedo quando mi rendo conto che vestono meglio qualcun altro. Buoni e cattivi, ad esempio, l’avevo anche cantata. Poi l’ho sentita interpretata da Vasco e ho capito che così era molto meglio [...] (Roberto Roversi) una volta mi ha detto: “Una poesia può diventare una canzone solo se sai rispettarla e non la tocchi, non la cambi”. Io ho imparato con il tempo. Vasco dice che la musica è già dentro le parole, prima o poi la melodia arriva [...] Veniamo dalla grande tradizione dei Nomadi e dei gruppi beat [...]» (Alfredo D’Agnese, “la Repubblica” 3/8/2005).