Varie, 4 marzo 2003
BEECROFT
BEECROFT Vanessa Genova 25 aprile 1969. Artista. Celebre perché espone donne nude: nessun collega italiano della sua generazione è famoso come lei. Vive negli Stati Uniti. «Lineamenti dolci, occhi grandi, capelli rosso Tiziano. […] Arte provocatoria per alcuni, liberatoria per molti altri […] Non c’è galleria di primo piano che non contenda il suo lavoro […] ”Quando ho esposto le ragazze nudeil mio lavoro non è stato messo in relazione solo con i riferimenti all’arte rinascimentale, ma con l’intera società, provocando reazioni forti, a cominciare dall’accusa di proporre una donna oggetto. Queste critiche mi stimolano ad andare in profondità, e a volte finiscono col rafforzare i toni. Ovviamente ci sono anche aspetti difficili: i giornali si rifiutano di pubblicare le immagini, le femministe si arrabbiano, le critiche non sono affatto ironiche, e il puritanesimo affiora […] La mia ricerca sul nudo nasce da quando studiavo all’Accademia di Brera. Non riuscivo ad essere soddisfatta della rappresentazione grafica del nudo. Per me la nudità era minimalismo, e devo aggiungere che personalmente mi imbarazza. Certo, le ragazze erano esposte solo in contesti artistici come i musei. Tuttavia mi sono resa conto sin dall’inizio che questa esposizione avrebbe avuto delle inevitabili implicazioni, e ho cercato di approfondirle. All’inizio le modelle le prendevo direttamente per strada. Una situazione terribile, dovevo spiegare che ero un’artista… Poi, quando ho fatto un po’ di strada, ho chiesto alla mia assistente di sollevarmi almeno da questa incombenza […] Il nudo per me è un’uniforme. come se la donna fosse vestita da nuda. Infatti ha le scarpe ed è ”infilzata’ sui tacchi. Non è una nudità casual, naturalista, da anni Settanta. come se le donne che espongo fossero le mie controfigure. Provo una grande empatia per le modelle. Mi spiace che siano loro a doversi sacrificare: sono in una posizione in cui io non vorrei essere. Le mio sono opere erotiche? La premessa certo non è questa: sono sempre stata terrorizzata dall’erotico. Non mi sfugge che alcuni elementi di erotismo finiscono per essere presenti e avere un’importanza determinante. La mia scelta è sempre quella di lavorare proprio su questi aspetti, osservando la reazione del pubblico. A mio avviso la moltiplicazione annulla l’effetto erotico, inoltre chiedo alle modelle di avere un atteggiamento semplice, senza fronzoli, come un atleta prima o dopo l’azione. […] L’approccio americano mi consente di affrontare meglio i miei problemi con il nudo e con le donne […] Sono per metà italiana e per metà inglese, e non mi sentivo a mio agio né in Italia, pur amandola enormemente, né in Inghilterra. La sensazione costante era quella di essere inglese in Italia e italiana in Inghilterra. Da quando mi sono trasferita ho capito che l’unico posto in cui non mi sarei sentita straniera sono gli Stati Uniti, soprattutto una città multi-etnica come New York» (Antonio Monda, ”Il Venerdì”29/3/2002).