Varie, 4 marzo 2003
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Becaud Gilbert
• Tolone (Francia) 24 ottobre 1927, Boulogne (Francia) 18 dicembre 2001. Chansonnier • «Il cantante con la mano sull’orecchio e la cravatta a pois (ne possedeva più di duemila) [...] L’autore dell’eterna Et maintenant (diventata What now my love in più di cento interpretazioni), di Nathalie, di L’important c’est la rose, di Je t’appartiens (con il titolo di Let it me be, ripresa da Sinatra, Sonny & Cher, Streisand, Presley, perfino Dylan) e di altre quattrocento canzoni, molte delle quali scritte con il paroliere Pierre Delanoe [...] Per la sua energia lo avevano soprannominato ”Monsieur 100.000 volts”. E ”survolté”, sovreccitato, era l’aggettivo che difficilmente abbandonava il suo nome sui giornali francesi. [...] Molto più di Brel e di Edith Piaf, lui ”era” l’Olympia. Dal tempio della canzone francese era iniziato il suo successo, con una serata finita negli annali. 1954, la prima inaugurazione dell’Olympia. Bruno Coquatrix, leggendario patron, aveva acquistato e restaurato la sala di boulevard des Capucines, dal ’29 adibita a cinema. Alla fine della prima parte del grande varietà c’era un certo Gilbert Bécaud. Arrivò in scena e la sala fu sua. Aveva istinto per il pubblico (fu l’unico in Francia a ordinare un sondaggio sui suoi fan). La leggenda vuole che alla fine della sua esibizione l’Olympia restaurata fosse di nuovo distrutta: 365 poltrone divelte e il palco coperto di lingerie. ”Un ragazzo del sud, l’occhio spagnolo e l’aria di uno con le palle”: così parlò Edith Piaf quando nel ’51 incontrò François Gilbert Silly da Tolosa, giovane pianista di varietà arrivato a Parigi dopo la Liberazione, che accompagnava il cantante Jacques Pills. L’anno seguente Pills sarebbe diventato il primo marito della Piaf e insieme a Bécaud avrebbe scritto per lei Je t’ai dans la peau e Et ça gueule ça madame. E proprio grazie a Piaf, nel ’53, nasce l’amicizia tra Bécaud e Charles Aznavour. Si incontrano in una tarda mattinata attorno a un pianoforte mentre entrambi aspettano il risveglio della cantante. Insieme scrivono Viens. [...] Musicista bulimico (nell’85 arrivò a 249 recital), Bécaud aveva anche esplorato altre forme di spettacolo. A un certo punto decise di comporre un’opera. L’opéra d’Aran debuttò nel 1962 nel teatro degli Champs Elisées, ma ebbe una tiepida accoglienza. Tanto che, quando, nell’86, Becaud decise di scrivere un musical, escluse la Francia: tratta da La vie devant soi di Romain Gary, Madame Rosa fu rappresentata soltanto a Broadway. Negli anni 80 la sua popolarità era un poco diminuita. Il suo ultimo concerto era stato nel luglio del 2000 a Friburgo, in Svizzera. [...] L’ultimo disco è del ’99 e ha un titolo triste e premonitore: Faut faire avec (Bisogna adattarsi)» (Laura Putti, ”la Repubblica” 19/12/2001). «A volte ci sono anche i gesti a rendere proverbiale un cantante, vedi gli arabeschi delle mani di Mina, il bacino roteante di Elvis, gli spasmi di Joe Cocker. Molto più semplicemente Becaud si era legato a un piccolo ma significativo tic, quello di portare la mano attaccata all’orecchio destro, come ad ascoltare più intimamente la nota che stava eseguendo. un gesto che fanno molti cantanti, e ha una precisa ragione tecnica. Soprattutto quando si è in mezzo ad altri strumenti, chiudere l’orecchio significa isolare la propria voce dal resto e percepirne meglio l’intonazione. Molti lo fanno ma in generale per brevi istanti, quasi se ne vergognassero: un trucco, un espediente tecnico da non mostrare in pubblico. Becaud, al contrario, lo ostentava in continuazione, lo aiutava a concentrarsi a calarsi nell’interpretazione, teneva la mano attaccata all’orecchio per tanto tempo, magari chiudendo gli occhi, e trasmettendo questa ricerca di intensità espressiva, fino al punto di farlo diventare un marchio inconfondibile. Sarà anche stato il rodomontesco ”signor 100.000 volt”, ma di sicuro anche un uomo che sapeva ascoltare la sua stessa voce, fino in fondo» (Gino Castaldo, ”la Repubblica” 19/12/2001). «Era nato a Tolone, terra di sole e di marinai. L’unico mare per lui era il Mediterraneo, quindi ne portava la luminosità e la volontà di sopravvivere nell’animo. Suo padre era un croupier del casinò di Nizza e lo mandò a studiare al conservatorio. Poi Gilbert salì a Parigi e incontrò la grande Edith Piaf. Lui le parlava di nuvole e di mare e lei gli diceva che Dio aveva posato una mano sulla sua spalla. [...] Erano i giorni anche della Bardot e della Saint-Tropez dei primi bikini. L’Olympia consacrò Gilbert che poi vagò cantando per il mondo, piacque a Sinatra e piacque ai giapponesi e soprattutto ai russi» (’Corriere della Sera” 19/12/2001). «Sarebbe un grosso errore accorpare Bécaud ad altri francesi come Brassens, Brel o Ferré: Bécaud sta a costoro come Mogol-Battisti stanno a De André. Per capirci: le canzoni di Bécaud sono grande pop, spesso raffinato e introspettivo, ma non vanno mai sulle barricate, non vi sono invettive né prese di posizione politiche o ideologiche. Eppure proprio dalla coppia Delanoe-Bécaud partì un rinnovamento di stile e di linguaggio che avrebbe influenzato tutta la canzone francese: Le mur (una delle prime) e La corrida (entrambe metafore che polemizzano sull’ipocrisia delle vecchie generazioni) hanno un linguaggio di musica e di testo attenti al gergo e alle inquietudini dei giovani. Insomma ”canzoni pre-sessantottine” come le definisce Giorgio Calabrese, che con Bécaud lavorò in teatro, in televisione e alla Bussola. L’epigrafe dell’artista è già scritta nella celebre Quand il est mort, le poète : ”Quando muore un poeta tutto il mondo piange”» (Mario Luzzato Fegiz, ”Corriere della Sera” 19/12/2001).