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 2003  marzo 03 Lunedì calendario

RAHIMI

RAHIMI Atiq Kabul (Afghanistan) 26 febbraio 1962. Scrittore • «Rifugiatosi in Francia dopo l’invasione sovietica, è oggi il maggiore scrittore afghano, tradotto in tutto il mondo. Einaudi ha pubblicato lo struggente Terra e cenere, cui seguirà Le mille case del sogno e della paura […] Scrive in farsi, il persiano parlato anche in Iran. In Terra e cenere una voce evoca la vicenda del bimbo Yassìn cui i sovietici hanno ucciso la madre e altri parenti distruggendo il suo villaggio e che è rimasto sordo per le esplosioni. Il nonno, servendosi del passaggio offerto da un camion, lo accompagna a cercare il padre Moràd, che lavora in una miniera, e che i due non riusciranno a incontrare, o che forse non li vuole incontrare. […] Il farsi ha una tradizione antica, i primi classici afghani risalgono al XIV secolo, mentre la scena letteraria contemporanea è assai vivace. Io mi sono servito del farsi tradizionale in un certo senso scompaginandolo, introducendo la parlata popolare, incredibilmente ricca e immaginosa, con una grande fisicità (per dire ”triste’: ”ha il fegato che sanguina’). Anche la struttura temporale con il suo procedere avanti e indietro si rifà al parlato […] Scrivere è un atto, e qui sta l’identità dello scrittore, la sua vera scelta. Scrivere è agire, è porsi di fronte alla storia […]Tutti sono, in qualche modo, stranieri, a cominciare da noi stessi. Io sono uno straniero vivendo a Parigi, ma straniero è il mondo che rappresento. Straniero è l’esilio quotidiano, stranieri sono tutti i personaggi dell’immaginario letterario […] Io sono, materialmente, naturalizzato. Ma sa che cosa significa anche, in francese, naturalisé? Impagliato […] Sono buddista perché sono cosciente della mia debolezza. Sono cristiano perché confesso la mia debolezza. Sono ebreo perché mi prendo gioco della mia debolezza. Sono musulmano perché mi batto contro la mia debolezza. Sono ateo se Dio non ha debolezze”» (Claudio Gorlier, ”La Stampa” 1/3/2003).