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 2003  marzo 03 Lunedì calendario

Mason Daniel

• San Francisco (Stati Uniti) 1976. Scrittore (L’accordatore di piano) • «Laureato in biologia a Harvard nel ’98 e ora studente di medicina a San Francisco [...] L’accordatore di piano è un romanzo storico tradizionale e insieme un romanzo di formazione, d’avventura, un ritratto affascinato di una cultura remota e una meditazione sulla brutalità dell’imperialismo e sul potere incantatorio della musica. Nello stile levigato di uno scrittore che si è formato sui classici e sulla narrativa europea, racconta la storia del quarantunenne Edgard Drake, che nel 1886 riceve dal Ministero della Guerra a Londra la strabiliante richiesta di recarsi nel cuore della Birmania per accordare il prezioso pianoforte Erard del maggiore Anthony Carroll, medico, botanico e pacifista di vasta cultura con cui l’Inghilterra è in debito per essere riuscito a mantenere la pace negli irrequieti territori Shan. C’è più di un’eco di Conrad, naturalmente, nel viaggio di Drake attraverso il cuore di tenebra dell’Asia. ”Ma se in Conrad il viaggiatore Marlow rimaneva un testimone distaccato dell’orrore, Drake si fa coinvolgere molto di più, è un uomo sensibile alla bellezza che se ne lascia irretire”. Fino al punto, magari, di perdersi. Il maggiore Carroll è invece un Kurz alla rovescia: pazzo anche lui, forse, spia dei russi o dei francesi, forse, ma anche idealista e ingenuo.[...] Daniel Mason conosce bene la zona di confine tra Birmania e Tailandia per avervi trascorso un anno a studiarne i casi di malaria. ”Ho cominciato a scrivere una volta tornato a casa, per non dimenticare quei luoghi. L’immagine del piano è venuta dopo, e con essa la necessità di dare uno sfondo storico a quell’oggetto così incongruo in un luogo simile”. La difficoltà maggiore, racconta, è stata approfondire l’argomento della musica, che non conosceva. Ma come è riuscito a conciliare lo studio della medicina con la letteratura? ”In verità è proprio dall’esperienza della Medical School che è nata la necessità di scrivere. Durante il primo anno di medicina si passa tutto il tempo a imparare a memoria nozioni senza poterle esprimere, e il desiderio di dire qualcosa diventa urgente. Inoltre è anche il primo momento in cui si viene a contatto con la malattia e la morte e scrivere un romanzo mi ha aiutato a sfogare quelle emozioni forti”» (Livia Manera, ”Corriere della Sera” 1/3/2003).