Varie, 3 marzo 2003
Tags : Vaclav Klaus
Klaus Vaclav
• Praga (Repubblica Ceca) 19 giugno 1941. Politico. Economista. Presidente della Repubblica Ceca, nel 2003 ha preso il posto di Vaclav Havel • «[...] autobattezzatosi ”dissidente della Ue”, studi giovanili in Italia (’Il Paese che amo”), da ragazzo campione di basket e da una vita intenditore di jazz. [...]» (Luigi Offeddu, ”Corriere della Sera” 11/10/2009) • «Ministro delle Finanze della Cecoslovacchia (1989-1992), poi primo ministro tra il 1992 e il 1997 - fu lui a negoziare la spartizione consensuale tra Repubblica Ceca e Slovacchia - è stato il maggiore oppositore di Vaclav Havel. […] Euroscettico, è portatore di una idea di società basata sulla prevalenza della maggioranza e non sulla concertazione (propugnata da Havel) o sul dialogo» (e. st., ”La Stampa” 1/3/2003) • «Oltre al suo euroscetticismo, oggi più moderato, Klaus è conosciuto anche come un fervente partigiano di una politica economica ultraliberale. Soprannominato ”Thatcher della Moldava” per la sua smodata ammirazione per l’ex premier britannico, è stato il grande stratega della marcia cecoslovacca verso il capitalismo negli anni in cui ha coperto la carica di ministro delle Finanze. A metà degli anni Novanta è stato anche il protagonista di un piccolo miracolo economico e di immagine. Riuscì a convincere un gruppo di imprenditori americani a investire nel Paese. Affidò loro il restauro della vecchia Praga d’Oro e Magica, ammirata e amata da milioni di turisti. Succeduto al carismatico Vaclav Havel, leader della Rivoluzione di velluto, dopo tre estenuanti round di votazioni e con una risicata vittoria per un solo voto, i suoi stimatori scommettono sulla sua lunga esperienza politica e ricordano la sua abilità di negoziatore. Quando era primo ministro fu l’artefice della spartizione consensuale tra Repubblica Ceca e Slovacchia. ” un uomo prevedibile. Con lui i cechi sanno cosa aspettarsi”, si dice nei corridoi del Parlamento. Ma gli argomenti contro sono ben più numerosi e vengono sottolineati dagli stessi ambienti ultraliberali. Al primo posto, scrive il settimanale ”Respekt”, ”l’irresponsabile posizione di Klaus in politica estera. Per lui, il criterio supremo è la sovranità nazionale. attraverso questa ottica che giudica gli avvenimenti internazionali”. Il settimanale elenca criticamente alcune posizioni di Klaus: l’avversità all’intervento Nato per il Kosovo; vicino a Mosca per il dossier Cecenia; [...] contrario alla guerra contro l’Iraq. Trova gli americani, una volta amici, ”troppo invadenti”. Sul piano interno Klaus ha rafforzato i legami con i militanti del Kscm, il partito comunista più ortodosso dell’intera Europa dell’Est. Al quale deve l’elezione alla presidenza della Repubblica. Quella con i comunisti è una profonda amicizia. Entrambi convergono sulla questione dei Sudeti (l’espulsione della comunità tedesca dalla Boemia nel dopoguerra). Un’amicizia consolidata fin dal 1997, l’anno in cui l’allora premier Klaus sdoganò il partito comunista, da sempre contrario al ritorno dei tedeschi o alla restituzione o indennizzo dei loro beni confiscati. Da quel momento il Kscm, con il 6-7 per cento dei voti, è diventato l’ago della bilancia della vita politica ceca (Vaclav Havel, profondamente anticomunista, durante il suo mandato lo ha tenuto a bada). Per sdebitarsi, Klaus ha pagato già la prima rata del suo debito di riconoscenza. A 13 anni dalla caduta del regime comunista, ha voluto alla direzione dell’Agenzia di Consolidamento Jiri Mutafov, ex ufficiale della Stb (l’intelligence comunista). L’Agenzia acquista e rivende imprese in perdita dello Stato. Come prevede Jiri Pehe, spirano nuvole scure dal Castello di Praga» (Dina Nascetti, ”L’Espresso” 10/4/2003).