Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2003  marzo 03 Lunedì calendario

Jones RoyJr

• . Nato a Pensacola (Stati Uniti) il 16 gennaio 1969. Pugile. Argento nei superwelter alle Olimpiadi di Seul nell’88. Ha debuttato da pro l’anno seguente. Nel ’93 ha conquistato il Mondiale medi Ibf (+ Hopkins p. 12) e nel ’94 i supermedi Ibf (+ Toney p. 12). Nei mediomassimi è diventato campione Wbc nel ’96 (+ McCallum p. 12), campione Ibf (’99) e Wba (2000), nei massimi ha conquistato nel 2003 il titolo Wba. «[...] fama di grande tecnico ed incontrista [...] troppe volte nella sua carriera ed anche nei suoi momenti più felici, quando era considerato il miglior pugile del mondo ”pound for pound”, Jones ha confermato la sua tradizionale avarizia pugilistica. Spesso gli è stato sufficiente fare il minimo per ottenere il verdetto [...]» (Rino Tommasi, ”La Gazzetta dello Sport” 3/10/2005). «[...] Ha ripulito tre categorie di peso, è stato riconosciuto miglior pugile pound for pound, cioè senza distinzione di categorie, gli è stato assegnato l’ambitissimo premio della stampa come più bravo boxeur degli anni 90. Ma dentro di sé sa di non godere della stessa popolarità di Mike Tyson o di quella che ebbe Sugar Ray Leonard. Probabilmente perché ha avuto la sfortuna di non potersi battere contro grandi avversari, ingrediente fondamentale per sfondare nella mitologia di uno sport. Leonard ebbe Duran, Hearns e Hagler. Tyson oltre a essere Tyson, ha avuto Holyfield e Lewis. Lui nega il suo narcisismo e anzi spesso ripete di non avere assolutamente niente da dimostrare a nessuno. Ma probabilmente non è così: altrimenti non si spiegherebbe perché faccia sempre cose così poco scontate. Una volta, qualche anno fa, decise di giocare una partita del campionato di basket alla mattina e poi combattere la sera dello stesso giorno, tanto per complicarsi la vita e farsi pubblicità. [...] In verità qualche cosa di poco scontato lo hanno fatto anche a lui: due episodi poco chiari che gli macchiano la carriera. Una sconfitta da professionista (pur non avendo perso) e l’argento olimpico invece dell’oro (pur avendo vinto il match finale): nel ’97 ad Atlantic City per la bramosia di stendere un avversario mediocre come il connazionale Montell Griffin, al 9° round lo colpì dopo che questi aveva già messo un ginocchio a terra e così venne squalificato. Quel passo falso gli contò come sconfitta, sporcandogli il record immacolato. Nel 1988, all’Olimpiade di Seul, massacrò di botte (88 a 30) il pupillo locale Park Si- Hun, ma i tre giudici, un uruguaiano, un marocchino e un ugandese la pensarono in modo diverso. Paradossalmente l’Aiba, ammettendo implicitamente il torto fattogli, gli assegnò il premio come miglior pugile del torneo, la coppa Val Barker, e il Cio, per rimediare, nel ’97 gli consegnò l’ordine olimpico [...] Nella boxe c’era entrato a suon di cinghiate: suo padre Roy Jones senior, allevatore di maiali ed ex elettricista della marina, lo aveva quasi costretto a infilarsi i guantoni quando aveva dieci anni, mettendogli sempre davanti ragazzini molto più grandi e pesanti di lui. Dice: ”Non ho mai avuto una vera infanzia: l’ho investita nel pugilato”. Spiega che suo padre lo teneva in palestra anche per dodici ore. Nel ’92, però, campione già affermato, si ribella al genitore che gli faceva da allenatore e manager e lo licenzia in tronco. Racconta: ”Ora credo abbia capito perché”. Ma per sette anni padre e figlio non si erano più parlati. Non dice mai cose scontate: ”La boxe mi piace così tanto che ogni mattina quando mi sveglio penso solo a salire sul ring”. Poi si affretta ad aggiungere: ”Ma il pugilato non può essere tutto nella vita”. Infatti da sette anni gioca a basket nei Lakeland Blue Ducks, in una lega semipro di buon livello e non se la cava affatto male. Si arrangia anche sul set e quando può fa l’attore: ha già girato due film (sta uscendo Matrix 2) e una manciata di telefilm. Ha fondato una casa discografica e inciso il suo primo cd (Round One) . Ha messo in piedi una azienda di promozione, per cercare di aiutare giovani pugili e naturalmente promuove se stesso. legato alla tv via cavo Hbo, che lo ha pagato fino a 30 milioni di dollari per sei match (10 solo per questo più la provvigione sulle vendite in pay- per- view) e per la quale ha fatto spesso il telecronista. Ma poi un giorno si è presentato di fronte a una Commissione del Senato e ha raccontato che le tv via cavo come la Hbo sono quelle che controllano il pugilato e strangolano lo sport. Va controcorrente in tutto, anche nel fatto di non essere mai finitonella cronaca nera dei giornali: ha una fedina penale candida come un lenzuolo di bucato, un curriculum irreprensibile, è un padre amorevole (tre figli, anche se non è sposato) e quando può fa della beneficenza. Cose piuttosto straordinarie per un pugile. Ma la sua vera passione sono gli animali. Nella sua fattoria vicino a Pensacola, in Florida, dove è cresciuto, possiede mandrie di cavalli, di tori e più di duemila fra polli e galli, i suoi preferiti. Dice: ”Mi hanno salvato la vita: ero un bambino buono, ma amavo fare a botte. Osservare polli e galli e accudirli mi ha tenuto impegnato e lontano dalle strade”. Il suo vero pallino sono i galli da combattimento. Spiega che la strategia sul ring gliel’hanno insegnata proprio loro: ”Non combattono con il cuore, ma con la testa. Ho imparato da loro che per vincere ci vuole soprattutto intelligenza”. Per questo ci tiene a dire: ”Ho sempre cercato di far sapere al mondo che noi pugili non siamo tutti degli ebeti che parlano solo di boxe enon sanno coniugare i verbi» (’La Gazzetta dello Sport” 28/2/2003).