ཿMF, 12/6/97;, 12 giugno 1997
Stet. "Sono un possessore di azioni Stet risparmio. Vorrei fare alcune considerazioni sulla mancata conversione da parte del Tesoro delle azioni Stet risp
Stet. "Sono un possessore di azioni Stet risparmio. Vorrei fare alcune considerazioni sulla mancata conversione da parte del Tesoro delle azioni Stet risp. ordinarie. Premetto che alla data di venerdì 6 giugno 1997 la Stet risp. era il settimo titolo per capitalizzazione in borsa e che tale capitalizzazione era di circa 10 mila miliardi; dopo la decisione del Tesoro di venerdì sera di non convertire le azioni risparmio alla data di lunedì 9 giugno il titolo Stet risparmio perdeva circa il 15% con una perdita quindi complessiva per tutti gli azionisti di ben 1.500 miliardi. Io personalmente possiedo 50.000 azioni Stet risparmio, quindi la mia perdita dal prezzo ufficiale di venerdì sera (6.699 lire) a quello ufficiale di lunedì sera (5.547 lire) ammonta complessivamente a 57.600.000. [...] Mi chiedo innanzitutto a chi avrebbe giovato la conversione delle azioni di risparmio ordinarie. Dobbiamo partire dal presupposto che questa conversione sarebbe avvenuta attraverso il pagamento di un conguaglio da parte degli azionisti di risparmio in una misura proporzionale alla differenza dei dividendi avuti, debitamente rivalutata. Tale differenza, a detta degli analisti più accreditati, oscillava tra le 700 e le 1000 lire, vale a dire più o meno la metà della differenza che separava i titoli ordinari da quelli di risparmio. Ciò significa che a trarne beneficio sarebbero stati per circa 1.400 miliardi complessivamente gli azionisti di risparmio e per circa 1.400 miliardi la Stet stessa, con il che la Stet, a fronte di un costo praticamente nullo, si sarebbe rafforzata patrimonialmente divenendo in fase di privatizzazione più appetibile da parte degli investitori, e presumibilmente gli investitori di risparmio premiati da tale scelta avrebbero partecipato all’ulteriore fase di privatizzazione. Questa senza tener conto che si sarebbe in qualche modo già effettuata una vera privatizzazione della Stet con la conversione delle risparmio, poiché il Tesoro sarebbe sceso automaticamente dal 44,7% (post fusione Stet-Telecom) a poco più del 32% creando così i presupposti per una vera public company [...] La risposta è da ricercare nella volontà di creare un nocciolo duro d’azionisti stabili della Stet, che dovendo rappresentare circa il 20-25% del capitale ordinario vedrebbero facilitato enormemente questo compito se il numero delle azioni ordinarie rimanesse quello che è. Non si può quindi fare a meno di constatare come uno degli advisor è proprio Mediobanca che non ha mai nascosto il proprio interesse per la Stet. [...]" (Giuseppe Ronci, lettera a ”MF”).